10 considerazioni sulla guerra di aggressione russa in Ucraina

Riprendo, condividendo, queste dieci considerazioni dal profilo Twitter di padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica.

1. C’è con chiarezza un #aggressore (Russia) e un #aggredito (Ucraina, stato sovrano, libero e indipendente). E l’aggressione militare è ingiustificabile. Così come lo fu quella dell’Iraq e lo furono le altre che purtroppo la storia, anche recente, ci ha fatto conoscere. Resistere e difendersi è pienamente legittimo.

2. Ogni effetto ha cause che vanno indagate. Così questa invasione. L’indagine in nessun caso assolve la gravissima colpa dell’aggressione. Aiuta semmai a capire che cosa è accaduto.
Guai ad appiattire il senso critico e l’analisi storica e geopolitica a giudizio morale di assoluzione. #Comprendere non è giustificare. Ma si deve comprendere.

3. Oltre a ragionare sul passato e sul presente, occorre ragionare sul #futuro. Cioè: come se ne esce? Ci sono varie idee su questo.

4. Il futuro si può pensare in termini di #pace oppure in termini di #vittoria (degli uni sugli altri). C’è chi vuole l’una e c’è chi vuole l’altra. Chi pensa alla vittoria crede che questa coincida con la pace. Questa per me è una bella ingenuità.

5. C’è persino chi pensa (vedi l’immagine qui sotto del Wall Street Journal) che sia possibile immaginare la vittoria in una guerra nucleare. Questa per me è una follia. Che significa essere vincitori di una guerra #nucleare? Non ne ho la più pallida idea.

6. Tra coloro che pensano che la vittoria sia l’unica chance di pace domina l’idea che l’aggressore sia il male assoluto, metafisico, cioè la personificazione del #demonio.
Ovvio che col demonio non si tratta né si dialoga (come, ad esempio, pure fece la Nato dopo il massacro di Srebrenica o Trump con i talebani, che dunque non erano il demonio…). Va solo eliminato.
E questa eliminazione ha la sua retorica propria, chiara e definita. È la retorica esplicitata da Kirill, da una parte, e da Biden dall’altra. Questa invasione sarebbe, dunque, una lotta metafisica, un turning point assoluto.

7. La diretta conclusione di queste posizioni “religiose” è l’impossibilità della pace e l’inevitabilità dell’#escalation e del conflitto globale, e dunque l’inevitabilità della Terza guerra mondiale.

8. Detto questo, ogni posizione che considera la soluzione delle armi legittima ma “debole” (come quella del cardinal Parolin), è relegato ideologicamente a “nè né” o a “pacifismo ideologico e sterile” o “pacifismo della non resistenza”.
Non solo: si confonde la parola “#negoziato” con la parola “#resa”. Errore clamoroso!!! Come se ogni ricerca dell’opzione negoziale fosse automaticamente un arrendersi davanti all’aggressore. Ripeto: errore clamoroso.

9. Dopo due mesi di guerra, non si vedono – ahimè – #soluzioni del conflitto all’orizzonte. L’”aggressione sacrilega”, come l’ha definita Papa Francesco , non si è fermata. Si vede solo una escalation progressiva. E non si sa fino a quando e fino a… cosa.

10. Qualcuno sa come andrà a #finire?

 

2 pensieri su “10 considerazioni sulla guerra di aggressione russa in Ucraina”

  1. Il negoziato, serio e ragionato, è la via maestra come principio e nella sua concreta effettualita’. Occorre far crescere questa consapevolezza anche sminando il dibattito pubblico giornalistico da tentazioni di militarizzazione ideologica modello scontro di civilta’. Grave errore perseverare. Una domanda: sicuri che il “fronte” occidentale delle democrazie sarà in grado di reggere una guerra senza fine? Sicuri che qui non sara’ più facile l’emergere di disunioni dettate dalle esigenze della vita delle societa’ e dal rischio di vedere travolte le proprie condizioni di vita? Il mondo non puo’ reggere una “economia di guerra”. Ma non puo’ farlo ancor di più il nostro Occidente democratico.

  2. La negociación es la mejor política que puede justificarse. Debe ser encabezada por un tercero con autoridad moral y que continuamente de seguimiento hasta la conclusión. Jamás debería quedar en manos solo del agresor y el agredido (éste, que puede negociar con quién continúa golpeándolo ?), Ni tampoco en “interesados” sobre los resultados del conflicto o con poca presencia ética.
    Las presiones económicas sobre Rusia es una política de desgaste y disuasoria que puede tener resultados a mediano y largo plazo, hasta que la guerra afecte seriamente a Rusia y a su régimen. Pero sus consecuencias colaterales y concretas hacia las personas de Europa y de la propia Rusia ya se están viviendo…
    El envío de armas a Ukrania puede justificarse sobre la base de la legítima defensa, pero no detiene la violencia, mueve otros intereses y escala el conflicto muy probablemente a otras regiones y niveles (guerra química y nuclear). Puede tener un efecto disuasorio en el agresor por la respuesta factible del agredido (Ukrania), respaldado de esa forma, pero significa en si mismo una contribución a la espiral de violencia…

    Mientras, la ayuda a los desplazados y continuar orando porque Dios pacifique y mueva los corazones hacia el bien, nos corresponde a los creyentes.

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