Un Avvenimento di vita, cioè moderno. Il libro sul pensiero di don Giussani

univ cattolicaIl Foglio di venerdì 26 giugno ha dedicato una pagina intera all’ultimo libro di Massimo Borghesi “Luigi Giussani. Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno”. Un primo articolo “I valori sono buoni, ma poi?” parte dal libro di Borghesi per approfondire il tema dell’integrismo, un secondo, che proponiamo qui, è la recensione vera e propria del volume. Entrambi sono firmati da Maurizio Crippa.
Il Foglio, venerdì 26 giugno, p. I, Un Avvenimento di vita, cioè moderno. Il libro sul pensiero del Gius (m.c.)

 

Milano. “A me sembra un segno dei tempi che non è più il discorso sulla tradizione, non è più la storia che fonda o può fondare un richiamo o un’adesione al fatto cristiano… Non è più – dico ora, ora – quello il motivo che spinge della gente, che possa spingere ad aderire al cristianesimo”. Don Luigi Giussani esprimeva questo giudizio già nel 1968, a metà del guado tra l’esperienza educativa ormai conclusa di Gioventù studentesca e quella ancora non nata di Comunione e liberazione. Ma, soprattutto, in medias res alla riflessione sul destino del cristianesimo nel mondo contemporaneo, di cui lucidamente leggeva la fine in quanto sistema di valori del passato ma anche la possibilità di un nuovo inizio soltanto come Avvenimento, come esperienza di un “cammino al vero”. Come scrive Massimo Borghesi: “Quello di Giussani è un ‘itinerario moderno’, un percorso cristiano che è stato in grado di sottrarsi all’alternativa che ha segnato il pensiero cattolico dopo il Concilio Vaticano II: quello tra modernismo e reazione conservatrice”. A dieci anni dalla morte di Giussani, due anni dopo la monumentale “Vita di don Giussani” (Rizzoli) di Alberto Savorana, il saggio di Massimo Borghesi, “Luigi Giussani – Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno” (Edizioni di Pagina, 260 pp. 16 euro) costituisce il primo saggio critico dedicato al pensiero, filosofico e teologico, del sacerdote e teologo lombardo. Un profilo non solo di educatore ma di grande rilievo intellettuale, tale da renderlo una figura protagonista nella vita ecclesiale del secondo Novecento.
Quello di Borghesi, ordinario di Filosofia morale all’Università di Perugia – autore, tra gli altri, di un saggio su “Augusto Del Noce. La legittimazione critica del moderno” (2011) e di una “Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson: la fine dell’era costantiniana” (2013) – è un saggio di impianto accademico, che riprende e giustappone, con una prospettiva interpretativa originale, gli snodi centrali del pensiero di Giussani. Snodi che hanno una doppia particolarità: da un lato si legano costantemente alla sua storia di educatore e allo sviluppo del movimento da lui generato, giungendo a esserne un giudizio critico per molti versi inedito. Dall’altro i temi filosofici, teologici, ecclesiali e persino politici che Giussani ha affrontato sono gli stessi che hanno accompagnato la chiesa contemporanea prima e dopo il Concilio, nel suo tumultuoso rapporto con la modernità. Borghesi spiega, in modo convincente, come il “teologo di Vengono” sia tutt’altro che un rielaboratore-difensore di una tradizione teologica ed ecclesiale attardata, come spesso si è detto, ma sappia creare un percorso nuovo, e moderno, alla comprensione della fede. A partire dalla originale elaborazione del tema del “senso religioso”, in cui Giussani alla fine degli anni Cinquanta, in un rapporto organico e di sorprendente acutezza con il card. Montíni, futuro Paolo VI, mette a punto un approccio al tema di tipo esistenziale e fuori dalla tradizionale apologetica, che prova a conciliare fede, ragione ed esperienza del vero nel contesto di una cultura laicizzata e plasmata dall’ateismo pratico e teorico. Ma soprattutto c’è la riflessione sul rapporto tra verità dogmatica e adesione razionale alla fede in prospettiva moderna. O meglio in una modernità che Giussani non teme e accetta con metodo critico, sottoponendola alla verifica di categorie come quelle di avvenimento ed esperienza. È questa la parte del pensiero-metodo di Giussani che più è stata criticata, e lo è tutt’ora, da parte del tradizionalismo cattolico, incapace di staccarsi dal neotomismo nel suo tentativo di opporsi alla modernità (conciliare) solo attraverso la sua negazione. Borghesi dà conto di un serrato e cruciale dibattito, riprendendo anche quello svoltosi sul Foglio, lo scorso anno, su questi temi, con gli interventi di Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi e soprattutto dello storico Roberto de Mattei. Dibattito tutt’altro che chiuso, anzi assai attuale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *