Benedetto XVI e lo “stolto pregiudizio” su Francesco: la fine di tutti i “dubia”

Mai Benedetto XVI si era spinto così avanti in un giudizio di merito sulla figura del suo successore Francesco, come nella lettera a monsignor Viganò resa pubblica ieri. Il mio commento pubblicato su IlSussidiario.net.

 

Il Sussidiario.net, martedì 13 marzo 2018, BENEDETTO XVI/ E lo “stolto pregiudizio” su Francesco: la fine di tutti i “dubia” (M. Borghesi) (link  http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2018/3/13/BENEDETTO-XVI-E-lo-stolto-pregiudizio-su-Francesco-la-fine-di-tutti-i-dubia-/811169/#.WqeDFvdOZG8.facebook)

 

Mai Benedetto XVI si era spinto così avanti in un giudizio di merito sulla figura del suo successore Francesco. Ratzinger, ringraziando di aver ricevuto in dono gli undici libri de La teologia di Papa Francesco, pubblicati dalla Libreria editrice Vaticana, ha scritto una lettera al Prefetto della Segreteria per la comunicazione Dario Edoardo Viganò, che ne ha letto alcuni passaggi durante la presentazione avvenuta ieri presso la Sala Marconi di Palazzo Pio a Roma. In essa il Papa emerito scrive: “Reverendissimo Monsignore, Molte grazie per la sua cortese lettera del 12 gennaio e per l’allegato dono degli undici piccoli volumi curati da Roberto Lepore. Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi. I presenti volumi mostrano a ragione che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”.

Si tratta di una valutazione di grande significato. In altre occasioni Benedetto aveva espresso pubblicamente la sua stima e la sua sintonia con Francesco. Nella sua intervista con il gesuita Jacques Servais, del marzo 2016, aveva messo in luce il filo rosso che legava gli ultimi pontificati, compreso quello di Giovanni Paolo II: quello di Dio inteso come Misericordia. “Papa Francesco — affermava Benedetto — si trova del tutto in accordo con questa linea. La sua pratica pastorale si esprime proprio nel fatto che egli ci parla continuamente della misericordia di Dio. È la misericordia quello che ci muove verso Dio, mentre la giustizia ci spaventa al suo cospetto”.

Già allora la continuità manifesta mirava a sconfessare quanti, dentro la Chiesa, tentavano di mettere in contrapposizione papa Wojtyla, e lui stesso, con il nuovo Pontefice. Una linea che ha visto il tradizionalismo cattolico superare di gran lunga il Rubicone con accuse fuori da ogni misura ed intelligenza. Ora, con la sua lettera indirizzata a Viganò, Benedetto torna, come più chiaramente non si potrebbe, a dare un sostegno pubblico al suo successore. A fronte delle accuse, diffuse nei circoli dei denigratori di Bergoglio, per cui il Papa “argentino” non avrebbe una preparazione intellettuale adeguata, il Papa emerito sconfessa radicalmente questa posizione dichiarando che “Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica”. A chi, come il sottoscritto, ha da poco pubblicato una ricerca dal titolo Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, questa dichiarazione di Benedetto non può che risuonare come una conferma al massimo livello. I maestri del Papa, europei e non solamente “argentini”, sono Gaston Fessard, Henri de Lubac, Hans Urs von Balthasar, Romano Guardini. Il meglio del pensiero cattolico del ‘900. Chi ha criticato Francesco accusandolo di ignoranza ha solo dimostrato la “propria” ignoranza e l’inettitudine alla ricerca.

Uno “stolto pregiudizio” lo definisce, con durezza, papa Ratzinger. Un pregiudizio che non ha colpito solo Bergoglio ma — ed è quanto si evince dalla dichiarazione del Papa emerito — anche Benedetto il quale osserva, con amarezza, nella sua lettera: “mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi”. Francesco papa “pratico” e Benedetto papa “teorico”: due stereotipi finalizzati ad un unico scopo: la delegittimazione. In realtà Francesco è anche “teologo”, nella sua concezione di una Chiesa “pastorale”, così come Benedetto è stato anche “pastore” nella sua mitezza, nelle sue omelie semplici, nel suo tono evangelico, nel suo affetto a Cristo.

E’ una fortuna che Benedetto abbia potuto far sentire ancora la sua voce. La sua autorità, morale-ecclesiale-teologica, non può essere contestata da nessuna forma di “dubia”. Per questo il suo appoggio a Francesco, privo di calcoli, ha un valore simbolico enorme. Dopo la lettera Viganò sarà difficile, per i detrattori del Papa, utilizzare i precedenti pontificati contro quello presente. Soprattutto se si tratta del pontificato di papa Ratzinger. Benedetto parla esplicitamente di “continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”. Le differenze riguardano lo stile, non la dottrina. Coloro che hanno costruito la loro fortuna editoriale e giornalistica sull’antitesi tra Benedetto e Francesco, causando un profondo disorientamento, hanno materia su cui riflettere. Una cosa è certa: le costruzioni ideologiche saltano e l’aria, dentro la Chiesa, può divenire più tersa.

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