Bergoglio rovescia Hegel: il più piccolo per Dio è il più grande

Andrea Tornielli (nella foto), vaticanista de La Stampa e direttore di Vaticaninsider.it, ha recensito il volume di Massimo Borghesi dedicato al pensiero di papa Francesco su Tuttolibri del 25 novembre. Tornielli annota che il pensiero bergogliano indagato da Borghesi è dialettico, ma non nel senso hegeliano del termine. «In Hegel il particolare è solo apparentemente “conservato” nell’universale. Nel cattolicesi­mo l’universale concreto indica la cura del particolare, la consa­pevolezza che il più piccolo, nel regno di Dio, è il più grande…»

TuttoLibri (La Stampa), sabato 25 novembre, p. VI, Bergoglio rovescia Hegel: il più piccolo per Dio è il più grande (A. Tornielli)

 

C’è chi lo critica con sarca­smo talvolta feroce per una predicazione che sarebbe troppo «semplice» (co­me se la profondità dovesse ob­bligatoriamente accompagnarsi a un’esposizione complicata e comprensibile a pochi). C’è chi lo accusa con altrettanta leggerez­za di «peronismo» e di «filo-marxismo». Nessuno si era pre­so la briga di indagare sui mae­stri e sull’origine del pensiero di Papa Francesco. Lo ha fatto per la prima volta il filosofo Massimo Borghesi, con il libro Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellet­tuale, che si avvale anche del con­tributo del Pontefice, che ha ri­sposto ad alcune domande in­viandogli registrazioni audio di­venute fondamentali per alcuni snodi della ricerca.

Borghesi scandaglia la genesi della critica al «dottrinarismo» e al dogmaticismo astratto che si ritrova in tante omelie del Papa argentino, perché, spiega l’auto­re del libro, «Il rapporto tra gra­zia e libertà, tra azione divina e umana, dimostra di essere vivo solo come domanda e non come una formula “perfetta”». Uno de­gli aspetti più innovativi del libro di Borghesi riguarda il «pensiero antinomico» o «tensionante» be­ne espresso dall’idea che la fede, prima che essere una risposta, è una domanda.

«Nella consapevolezza, dram­matica, che i conflitti politico-so­ciali e le ideologie tendono a creare muri invalicabili, odi profon­di e vittime – scrive Borghesi – Bergoglio lotta per l’unità della Chiesa e l’unità del popolo. Lo fa a partire da un pensiero “cattoli­co” che vede nella sintesi delle opposizioni la meta ideale. Non si tratta però della sintesi hegelia­na. In Hegel il particolare è solo apparentemente “conservato” nell’universale. Nel cattolicesi­mo l’universale concreto indica la cura del particolare, la consa­pevolezza che il più piccolo, nel regno di Dio, è il più grande… Questa capacità sintetica manca all’Idealismo e alle ideologie che ne conseguono, fondati sul sacri­ficio del finito, del limitato, del contingente. L’autentica totalità, opposta al totalitarismo, non spezza nessuno».

Un’immagine, quella della Chiesa come coincidentia opposi­torum, che ritroviamo in Romano Guardini, il cui pensiero avrà una importanza fondamentale nel percorso ideale del futuro Papa. Borghesi ricorda che in una delle sue ultime opere, Die Kirche des Herrn del 1965, Guardini scrive­va: «Realmente vive nella Chiesa qualcosa che – paragonabile al­l’energia che nell’atomo lega in­sieme tutti i suoi elementi – supe­ra la tensione corrente tra le strutture e rende possibile una totalità che in base a tutte le con­cezioni sociologiche non sarebbe possibile sulla terra». La forma di questo pensiero, spiega l’auto­re del libro, «ha il suo centro in una dialettica antinomica. Esso trova particolare accoglienza nella Scuola da cui proviene Ber­goglio, quella dei gesuiti. Almeno tre autori, per non parlare di al­tri, possono qui essere citati, tre autori rilevanti anche per Bergo­glio: Erich Przywara, Henri de Lubac, Gaston Fessard».

Così lo stesso Papa Bergoglio, in un’intervista, ha spiegato l’in­fluenza di questo pensiero: «L’opposizione apre un cammi­no, una strada da percorrere. Parlando più in generale devo di­re che amo le opposizioni. Roma­no Guardini mi ha aiutato con un suo libro per me importante, L’opposizione polare. Lui parlava di un’opposizione polare in cui i due opposti non si annullano. Non avviene neanche che un polo distrugga l’altro. Non c’è con­traddizione né identità. Per lui l’opposizione si risolve in un pia­no superiore. In quella soluzione però rimane la tensione polare. La tensione rimane, non si annul­la. I limiti vanno superati non ne­gandoli. Le opposizioni aiutano. La vita umana è strutturata in forma oppositiva. Ed è quello che succede adesso anche nella Chie­sa. Le tensioni non vanno neces­sariamente risolte e omologate».

Sulla stessa linea anche un al­tro pensatore importante per Papa Francesco, l’uruguayano Alberto Methol Ferré che alla fi­ne degli anni ’70 diventa il «filo­sofo» di Bergoglio, come confida lo stesso Papa a Borghesi.

«Sarebbe sovrumano capire appieno la coincidentia opposito­rum che la Chiesa è – scriveva Methol Ferré – Alcune dimensio­ni reali rimangono sempre nella penombra o nella dimenticanza. La Chiesa ha essenzialmente due poli, nasce dallo Spirito di Dio e da Gesù Cristo negli Apostoli. È visibile e invisibile, in un unico in­dissolubile respiro. Le ecclesiolo­gie tendono ad accentuare uno degli opposti: ora protendono al­la “spiritualizzazione” ora all’“in­carnazione”… L’equilibrio è sem­pre instabile, mobile, rinnovato».

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