Bergoglio Style. Dialogo con Alver Metalli sul pensiero di papa Francesco

Vi riporto l’intervista concessa all’amico giornalista Alver Metalli, direttore di Terredamerica.com e profondo conoscitore della realtà latinoamericana. Ecco il link all’intervista su Terredamerica.com e alla versione spagnola dello stesso articolo

Terredamerica.com, martedì 25 settembre, BERGOGLIO STYLE. Pronta la “biografía intelectual” di Francesco. Borghesi: “Ogni Papa ha il suo modo di interpellare la Chiesa nell’ora presente del mondo. Non è marginale comprendere le ragioni di questo stile” (A. Metalli)

È passato un anno dall’uscita dell’edizione italiana di “JORGE MARIO BERGOGLIO. Una biografia intellettuale. Dialettica e mistica” scritta dal filosofo Massimo Borghesi, un anno che l’autore ha trascorso in giro per l’Italia a presentare il pensiero del Papa, nonostante tutto molto poco conosciuto. Infatti, «molti si sono sorpresi ascoltando della formazione “europea” di Bergoglio, della ricchezza intellettuale di Methol Ferré, Amelia Podetti… In Italia non si sa nulla della cultura argentina» commenta Borghesi accennando ad un bilancio. «Poi l’idea di un pensiero polare-dialettico ha spiazzato e incuriosito. E anche stupito che dietro la “semplicità” del papa stesse un pensiero così ricco ed originale». Anche il libro, nel frattempo, ha fatto il suo cammino, ed è stato pubblicato in portoghese, inglese, polacco mentre sono in preparazione edizioni in croato e francese.

Arriva adesso anche l’edizione in spagnolo, rivolta quindi al continente che ha dato il Papa regnante…

Si. Devo dire che sono particolarmente lieto per questa edizione curata da Encuentro*. In tal modo il volume potrà essere letto in Spagna e nell’America Latina. In Argentina, soprattutto, la patria di Bergoglio. Sarà particolarmente interessante per me leggere le reazioni del mondo argentino, di coloro che hanno conosciuto personalmente il futuro Papa. Anche per loro, ne sono convinto, sarà una sorpresa leggere la complessa formazione intellettuale di Bergoglio. Abituati alla semplicità del cardinale di Buenos Aires, alla sua riservatezza, alla sua impostazione eminentemente pastorale, potranno ora scoprire da quale profondità di pensiero e di mistica trae origine la testimonianza del Pontefice.

In questo anno, parliamo del 2018, il libro in italiano è stato presentato in tanti incontri, in tante città d’Italia, è stato recensito e commentato su giornali e riviste ed è stato anche discusso criticamente. C’è qualcosa che hai scoperto o approfondito in queste occasioni e che integreresti in una eventuale nuova edizione?

L’esperienza degli incontri e delle presentazioni è stata di grande interesse. Ho potuto verificare direttamente come in molti casi i pregiudizi riguardo al Papa dipendessero da una non conoscenza del Pontefice latino-americano. In Europa e nell’Occidente in generale ci sono molti pregiudizi derivati dalla sua provenienza: un populista, un peronista, ecc. Dal punto di vista del volume non aggiungerei molto. La parte che meritava qualche pagina in più è quella concernente la personalità intellettuale di Miguel Angel Fiorito, il professore di filosofia del giovane Bergoglio. Si tratta di una figura di assoluto rilievo che ha esercitato una grande influenza sul suo discepolo.

 Ti chiedo di riassumere le critiche principali al tuo lavoro che ti sei sentito rivolgere, che sono poi anche le critiche al Papa…

In realtà non ci sono state critiche di rilievo. Anche i critici più radicali di Francesco, come Sandro Magister in Italia, hanno dovuto prendere atto che il volume costituisce uno studio serio nel quale viene alla luce, per la prima volta, lo spessore intellettuale di Bergoglio. Nessuno ha contestato l’impianto generale del volume: l’idea di un pensiero della polarità come fondamento del pensiero “cattolico” di Bergoglio. L’unica critica d’insieme è stata quella del teologo Andrea Galli il quale ha obiettato che il mio volume darebbe rilievo alla formazione “filosofica” di Bergoglio mettendo in ombra la sua teologia “profetica”. In realtà temo che Galli non abbia gradito che io abbia messo in luce le autentiche fonti teologiche di Bergoglio: De Lubac, von Balthasar, Guardini, oltre, naturalmente la “Teologia del pueblo” della scuola del Rio de la Plata. Si tratta del filone della teologia del Concilio, aperto e dinamico, ritenuto però troppo “moderato” dal teologo Galli.

Forse è stata una sorpresa anche per i critici meno prevenuti…

Non solo per loro. Anche i sostenitori di Francesco non sospettavano il background di Francesco. Dopo il mio testo non è più possibile accusare il Papa di impreparazione, formazione teologico-filosofica inadeguata, ecc. La critica ha dovuto spostarsi su altri fronti.

Come sappiamo, e come hai evidenziato nel tuo lavoro, uno dei riferimenti latinoamericani di Bergoglio è stato il filosofo uruguayano Methol Ferré, di cui ricorrono a novembre nove anni dalla scomparsa. Tu lo hai conosciuto, conosci il suo pensiero… immagini come guarderebbe a questo frangente della storia della Chiesa con un papa latino-americano regnante?

Beh, tu puoi immaginare, avendolo intervistato per il volume Il Papa e il Filosofo**quale idea Methol potrebbe aver avuto della Chiesa odierna. Lui che al momento dell’elezione di Benedetto XVI, nel 2005, pensava che fosse ancora prematura l’elezione di un papa latino-americano. Possiamo essere certi che se Methol fosse vivo sarebbe stato il primo sostenitore del Pontefice, avrebbe disegnato in modo magistrale la geopolitica ecclesiale al tempo di Francesco, i conflitti con la Chiesa nordamericana, con quella polacca, ecc. La sua penna ci manca. Conoscendo perfettamente Bergoglio ne avrebbe interpretato, dal di dentro, i sogni e le aspirazioni, la sua idea di una riforma evangelica della Chiesa, la sua opposizione al clericalismo come malattia di una Chiesa autoreferenziale, quella degli ultimi 30 anni.

La questione della pedofilia ha avuto una accelerazione drammatica negli ultimi tempi. Vediamo con sgomento che i contorni si allargano, acquistano una vastità insospettata. Nella tua ricerca ci sono tracce, indizi dell’atteggiamento di Bergoglio su questioni diciamo così di natura sessuale relative a clero e religiosi, e su questa della pedofilia in particolare?

No, allorché ho concluso il volume, nel marzo del 2017 la questione della pedofilia sembrava sotto controllo e le misure disciplinari adeguate. Poi si è visto che il problema era ben più tragico di quanto si poteva immaginare al punto che la Chiesa nordamericana, che si è risvegliata da un grande sonno durato 40 anni, non ha trovato di meglio che riversare sul Pontefice la colpa di mancata vigilanza.

Da che cultura nasce un attacco al Papa come quello di Viganò e compagni noti e occulti?

Si tratta di una versione conservatrice e militante del cattolicesimo che si è imposta, gradualmente, dopo il 1989 e la caduta del comunismo. Con la fine del marxismo molti, nella Chiesa, sognavano un ritorno alla fede, all’Est come all’Ovest. Questo non è accaduto. Anzi l’era della globalizzazione ha coinciso con un accentuarsi della secolarizzazione, del relativismo, del libertinismo. Donde la “reazione etica” del cattolicesimo che si è chiuso nei propri confini di fronte ad un mondo ostile. All’esterno valeva la battaglia per alcuni valori negati (aborto, eutanasia) dalla società secolarizzata. Questa prospettiva si scontra oggi con quella missionaria che il Papa auspica nella Evangelii gaudium. Il fronte conservatore, che si salda con i poteri economici e politici oggi dominanti, non ama il Papa, tenta in tutti i modi di delegittimarlo. L’operazione Viganò rientra in questo contesto.

Il cardinale emerito Angelo Scola, già arcivescovo di Milano e secondo porporato più votato nel conclave che ha eletto Bergoglio, proprio in occasione della presentazione del tuo libro a Milano ha detto che «Per noi europei l’elezione di Papa Francesco è stata come un pugno nello stomaco, una sveglia”, e nell’autobiografia del card. Scola uscita di recente ha ripetuto che “Il comparire di un Papa come Francesco è stato un salutare colpo allo stomaco che lo Spirito Santo ci ha assestato per svegliarci”. A tuo giudizio a che punto siamo in questo risveglio?

L’affermazione del cardinale Scola, presentato nel Conclave come l’altro candidato al pontificato, è particolarmente significativa. Rivela, con grande onestà, come anche coloro che all’inizio hanno faticato a decifrare la personalità del nuovo pontefice si siano poi lasciati interrogare dalla sua testimonianza e dal suo operato. Questo è autentico discepolato ecclesiale. Non è un caso che coloro che si oppongono a Francesco non citino mai la posizione del cardinal Scola. Scola non è un conservatore, ma non è nemmeno un progressista. Per di più è ormai in “pensione”, come si suol dire. Non ha nessun interesse personale nel difendere il Papa. Se oggi lo sostiene, pur provenendo da una sensibilità diversa, questo ha certamente un grande valore. I conservatori si dovrebbero porre, ogni tanto, qualche domanda. Non è purtroppo nella loro natura mentale.

«La Chiesa statunitense è contro papa Francesco» hai detto. Come fondi una affermazione così perentoria?

Per i motivi che abbiamo richiamato in precedenza. La posizione di un cattolicesimo conservatore, militante, totalmente centrato su due/tre valori morali, occupa quasi per intero lo scenario della Chiesa americana. In ciò favorito dalla deriva secolarizzante e relativistica del Partito Democratico che tradizionalmente, per la sua sensibilità sociale, era il punto di riferimento dei cattolici nordamericani. La Chiesa americana fa realmente fatica nel comprendere la posizione di Francesco. Lo ritiene un sudamericano dipendente dalla Teologia della liberazione filomarxista, un progressista sociale, un relativista etico. C’è una profonda ignoranza sul suo pensiero. Per questo spero che l’edizione inglese del mio volume, The Mind of Pope Francis,appena uscita per Liturgical Press, possa contribuire, almeno in minima parte, ad una chiarificazione. Alla incomprensione culturale si unisce poi lo scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali del clero, uno scandalo che i vertici della Chiesa USA tendono, in modo incredibile, a riversare sul Papa reo di non essere adeguatamente intervenuto con la dovuta fermezza.

E la Chiesa latino-americana lo appoggia, lo segue, per la conoscenza che ne hai tu?

La Chiesa latino-americana è, in parte, totalmente solidale con Francesco. In parte, invece, è avversa. Ampi settori dell’episcopato hanno la stessa mentalità clericale e conservatrice analoga a quella nordamericana. È il caso dell’episcopato cileno. Al di là delle resistenze il vero nodo è, comunque, dalla parte di coloro che sostengono l’opera rinnovatrice di Francesco. Comprendono cosa significa l’elezione di un papa latino-americano sul soglio di Pietro? Questo non è un evento accidentale. Indica un kairòs. La Chiesa dell’America Latina entra a pieno titolo nella Chiesa universale, ne costituisce un paradigma. Se dovessimo usare il linguaggio di Methol Ferré diremmo che passa da “Chiesa riflesso” a “Chiesa fonte”. Questo è un avvenimento di grande importanza. Francesco sta proponendo, a partire da Roma, il modello di Chiesa che ha vissuto e sperimentato nella sua Argentina. Lo sta proponendo alla Chiesa universale.

Sappiamo che il Papa ha collaborato personalmente ad indirizzare la tua ricerca in determinate direzioni e verso certi autori. Ha anche letto il libro terminato? Hai dei riscontri che abbia seguito il libro una volta pubblicato?

So che il Papa ha visto ed apprezzato molto il volume. Se lo abbia letto per intero non posso, naturalmente, saperlo. Lo ha consigliato ai suoi più stretti collaboratori e questo è, certamente, un segno del suo apprezzamento.

Con che auspicio saluti adesso l’edizione in lingua spagnola di “Jorge Mario Bergoglio. Una biografía intelectual”?

Di un’ampia circolazione, in America Latina in particolare. Che il libro possa aiutare tutti coloro che, pur non essendo ostili per ragioni ideologiche al Papa, fanno comunque fatica nel comprenderlo. Francesco sta dando una grande testimonianza di Cristo nell’ora presente. Una testimonianza evangelica. È tragico che una parte del popolo cristiano, seduto su pseudoconvinzioni assurte a dogmi, non lo comprenda. Certe sottolineature che in Occidente possono risultare non chiare devono essere comprese a partire da una prospettiva generale. Ogni Papa ha il suo stile, il suo modo di interpellare la Chiesa nell’ora presente del mondo. Non è marginale comprendere le “ragioni” di questo stile.

*Massimo Borghesi, “Jorge Mario Bergoglio. Una biografía intelectual. Dialéctica y mística”, Ediciones Encuentro, Madrid 2018

** Alberto Methol Ferré-Alver Metalli, Il Papa e il Filosofo, Cantagalli, Siena 2014

 

 

 

 

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