“Cattolici Usa e neoconservatori”, una recensione dal sito ilnarratario.info

Il sito internet “Il Narratario” si autodefinisce “giornale in foglio con editoria elettronica da tavolo” ed è di fatto un laboratorio di testi – racconti, analisi, rapsodie, epopee – che unisce la dimensione digitale con una forma che ricorda molto le riviste di carta stampata. In questi giorni il sito diretto da Fabio Trazza ha dedicato una recensione al mio ultimo volume intitolata “Cattolici Usa e neoconservatori” (nella foto il filosofo Michael Novak) che vi riporto di seguito.

www.ilnarratario.info, 31 marzo 2021, Cattolici Usa e neoconservatori. A proposito del saggio di Borghesi per Jaca Book

Massimo Borghesi ha pubblicato un suo volume con Jaca Book: Francesco. La Chiesa tra ideologia teocon e “ospedale da campo”. Lo hanno gà letto in molti e alcuni, autorevoli, hanno voluto recensire il volume, chi con interviste, chi con articoli. L’Autore analizza la stagione dei Catholic Neoconservative e quella della Chiesa di papa Francesco immaginata come un ’ospedale da campo’ per un mondo in frantumi, due prospettive profondamente diverse che segnano la coscienza cattolica contemporanea. Quando Jorge Mario Bergoglio diviene papa Francesco, il 13 marzo 2013, l’eredità ecclesiale che si trova di fronte non è solo quella degli scandali del clero e della corruzione dei costumi. È anche una eredità ideologica, consolidatasi nel mondo cattolico dopo la caduta del comunismo. Intellettuali come Michael Novak, George Weigel, Richard John Neuhaus, Robert Sirico elaborano, a partire dagli anni ’80 questa sintesi attraverso una rilettura, fortemente deformata, dell’enciclica ’Centesimus annus’ di san Giovanni Paolo II. Così il mondo cattolico, affascinato in precedenza dal marxismo, si ritrova in un modello ecclesiale e politico liberalconservatore. Questo filone neoconservative, teocon, si sarebbe formato negli anni ’80 durante la presidenza Reagan. La posizione teocon rappresenterebbe una teologia politica, che, per essere, ha bisogno del sostegno del potere. La via della Misericordia non sarebbe un’invenzione buonista, come lamentano i critici del Papa per i quali Francesco contrapporrebbe la Verità alla Misericordia, ma una scelta di metodo, indicata peraltro dagli ultimi papi. Le maggiori critiche al magistero di papa Francesco arrivano dagli USA, perché lì avrebbe preso forma, dopo la caduta del comunismo, la nuova versione dell’americanismo cattolico, identificatosi con l’ethos americano. Sarebbe questo ethos ad impedire di comprendere la natura della proposta papale. La chiesa cattolica americana sarebbe soggetta a sollecitazioni di retorica apocalittica e ha al suo interno estremisti che non esitano a schierarsi apertamente contro il Papa. È il grande problema della Chiesa cattolica statunitense, profondamente divisa al proprio interno.

Secondo Antonio Salvati i cattolici statunitensi avrebbero vissuto a lungo una condizione di alterità rispetto alla realtà circostante, largamente protestante e sospettosa nei confronti del «romanismo». Oggi invece i cattolici in quella terra sono pienamente parte integrante della società: l’orgoglio americano e l’orgoglio cattolico non sono più in contraddizione. Borghesi analizza il modello «americano» fondato sul connubio tra battaglie etiche contro la secolarizzazione (cultural wars) e identificazione del cattolicesimo con il capitalismo e lo «spirito» americano. I neoconservatori cattolici non sarebbero un movimento organizzato, ma una comunità di dialogo e amicizia, cooperazione istituzionale e produzione letteraria, costruita attorno a una comunanza di interessi e preoccupazioni di natura ecclesiale e civile. Molti Catholic neocons hanno iniziato il loro percorso intellettuale nella sinistra politica più o meno radicale per poi avvicinarsi gradualmente al Partito Repubblicano (Novak e Neuhaus, attivisti democratici negli anni Sessanta e Settanta, subirono il fascino del socialismo; altri, come Weigel e George, sono stati a lungo legati alla componente tradizionalista del Partito democratico). Molti cattolici bianchi nel corso degli ultimi cinquant’anni, si sono spostati in massa dai democratici ai repubblicani in seguito alla percepita «deriva a sinistra» dei primi. I Catholic neocons si sono sempre giustificati sostenendo con motivazioni principalmente religiose che a cambiare non erano stati loro, bensì il Partito democratico. Borghesi individua nella storica sentenza «Roe versus Wade», con cui la Corte suprema degli USA aveva legittimato nel 1973 il diritto di abortire la nascita della corrente Neoconservative. L’orientamento dei teoconservatori, spiega Borghesi, diverrà egemone nel mondo cattolico statunitense a partire dagli anni novanta, arrivando a definire i due pilastri: piena conciliazione tra il cattolicesimo e il capitalismo e cultural wars sul terreno etico. Si parla quindi di cattocapitalismo a proposito dell’«americanismo cattolico». Durante il mandato Trump era sembrato che un nuovo Costantino si fosse insediato alla Casa Bianca. Trump sarebbe stato vissuto come «il protagonista di un modello teologico-politico opposto al cattolicesimo “latinoamericano” del vescovo di Roma». La «svolta» americana con la vittoria di Biden, in un certo senso, libera il Papa dal peso dell’imperatore. Ma non risolve il problema di quel blocco cattolico conservatore, «in molti casi tradizionalista, che reagisce di fronte a un mondo sempre più insicuro trincerandosi in una posizione di difesa». La storia del cattolicesimo americano oggi è inseparabile dalla polarizzazione delle identità politiche: la situazione di spaccatura radicale all’interno della chiesa americana è destinata a continuare.

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