Celibato ecclesiastico e Sinodo sull’Amazzonia, un intervento per “Il Foglio”

Pubblico un mio breve intervento sulla questione che mi è stato richiesto da Matteo Matzuzzi de Il Foglio. È uscito mercoledì 30 ottobre a pagina I assieme ad altri contributi con il titolo “Il problema del prete virile”.

 

La questione sul celibato dei preti, divampata durante il Sinodo, è impostata male sia dai progressisti che dai conservatori. Innanzitutto, come sappiamo, non c’è alcun dogma sul celibato dei preti. Si tratta di una decisione adottata dalla Chiesa latina durante il Medioevo sul modello monastico. La Chiesa del primo millennio rende il celibato obbligatorio per i vescovi. Per altro Pietro, il primo Papa, era sposato. La Chiesa ortodossa prevede il matrimonio prima della ordinazione sacerdotale e nessuna scomunica è venuta su questo punto da parte di Roma. Questo sul piano storico. Sul piano della convenienza è chiaro che la scelta del celibato offre, da parte del sacerdote una testimonianza di libertà, di dedizione al popolo di Dio e a Cristo, più grande, più limpida. Con ciò non è escluso che in situazioni particolari la Chiesa non possa usare il modello del primo millennio. Non si tratta di raddrizzare la Chiesa come indicano i modernisti, né di distruggerla come paventano con miopia i tradizionalisti. Si tratta di situazioni-limite che richiedono un adeguato discernimento il quale trova, nella lunga tradizione della Chiesa, le sue possibilità operative. Coloro che gridano allo scandalo dimostrano una profonda ignoranza della tradizione bimillenaria della Chiesa.

Massimo Borghesi

professore ordinario di Filosofia morale,Università di Perugia

1 pensiero su “Celibato ecclesiastico e Sinodo sull’Amazzonia, un intervento per “Il Foglio””

  1. Buongiorno, Prof. Borghesi! La ringrazio per la pacatezza del Suo intervento, ma dissento da una parte rilevante dei Suoi contenuti. Lei afferma: “la scelta del celibato offre, da parte del sacerdote una testimonianza di libertà, di dedizione al popolo di Dio e a Cristo, più grande, più limpida”. Troppo spesso è stata ed è la “limpidezza” dell’algida incapacità di relazioni umane, in grado di testimoniare la concretezza dell’amore del Dio di Gesù Cristo. Credo che sia indispensabile, non in situazioni “limite”, ma in una normalità evangelica effettiva rimuovere l’obbligatorietà del celibato per i presbiteri (continuare a chiamarli “sacerdoti” toglie limpidezza al loro ruolo, anche se da secoli secoli si usa questo termine prestato dall’esterno del cristianesimo “tout court”). Buon lavoro e buona domenica!

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