Dialettica ignaziana. Un ricordo di Juan Carlos Scannone

Qui sotto trovate il link e il testo del mio articolo uscito il 13 dicembre su L’Osservatore Romano in ricordo di Juan Carlos Scannone, scomparso nei giorni scorsi, che fu teologo gesuita e docente di Jorge Mario Bergoglio.

L’Osservatore Romano, venerdì 13 dicembre, p. 5

Dialettica ignaziana che guida lo spirito · La formazione intellettuale del giovane Bergoglio nel pensiero di Juan Carlos Scannone

Massimo Borghesi

Il 27 novembre scorso è venuto a mancare Juan Carlos Scannone, teologo gesuita, uno dei protagonisti della “teologia del pueblo” della scuola argentina del Rio de la Plata, noto anche per essere stato maestro di Jorge Mario Bergoglio. Tra i suoi ultimi libri: La teología del puebloRaíces teólogicas del papa Francisco (Editorial Sal Terrae, 2017).

Juan Carlos Scannone è stato decano di filosofia della Universidad del Salvador (a Buenos Aires e San Miguel) e vicepresidente della società argentina di teologia, professore di greco e di letteratura di Bergoglio allorché questi era seminarista. La sua tesi di dottorato in filosofia a Monaco verteva su Sein und Inkarnation. Zum ontologischen Hintergrund der Frühschriften Maurice Blondels («Essere e incarnazione. Lo sfondo teologico dei primi scritti di Maurice Blondel», Alber, Freiburg – München, 1968). Personalmente lo ricordo nell’unico incontro che ho avuto con lui, venerdì 21 marzo 2014, alla Radio Vaticana a Roma, in occasione della presentazione del libro-intervista di Alver Metalli Il Papa e il filosofo sulla figura di Alberto Methol Ferré. Con noi erano il segretario della Pontificia commissione per l’America Latina Guzmán Carriquiry e padre Federico Lombardi.

Quando nel 2017 ho pubblicato il mio volume Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, il suo nome vi era largamente citato. Sarei stato curioso, ovviamente, di comprendere la sua reazione ma, non avendo contatti diretti, questo non si è realizzato. Nel testo un punto saliente era dato da una sua affermazione, concernente l’origine della formazione intellettuale del giovane Bergoglio, secondo la quale l’influenza decisiva sul futuro Papa sarebbe dipesa dal pensiero esercitato da Maurice Blondel, l’autore de L’action. Scannone ne aveva trattato nel suo articolo «La filosofia dell’azione di Blondel e l’agire di papa Francesco» (La Civiltà Cattolica, 3969 [2015]). Le conversazioni che avevo avuto con il Papa, tramite file audio durante la stesura del mio volume, mi portavano però a conclusioni differenti. Nella registrazione audio del 3 gennaio 2017 Francesco confessava: «L’autore che ha avuto un grande influsso su di me è stato Gaston Fessard. Io ho letto parecchie volte La dialectique des Exercices spirituels de saint Ignace de Loyola e altre cose di lui. Lì ha dato a me tanti elementi che si sono poi mischiati».

Fessard, e non Blondel era all’inizio del pensiero di Jorge Mario Bergoglio. Scannone non poteva sapere questo, né altri dal momento che le citazioni del gesuita francese da parte di Bergoglio erano davvero minime. E, tuttavia, Scannone non si era sbagliato nel delineare un’ascendenza blondeliana del futuro Papa dal momento che la dialettica di Fessard dipende direttamente da Blondel. Nel volume mi chiedevo: «La questione da chiarire è la sua fonte, ovvero da chi il giovane Bergoglio ha tratto la sollecitazione ad interessarsi del volume di Fessard? Una lettura non certamente facile per un giovane studente. Molto probabilmente dal suo professore di filosofia Miguel Ángel Fiorito. In un articolo del 2015 Juan Carlos Scannone è stato il primo, e finora l’unico, a formulare l’ipotesi di una convergenza tra Fessard e Fiorito nell’ispirare Bergoglio». Si trattava del saggio La filosofia dell’azione di Blondel e l’agire di papa Francesco. In esso Scannone scriveva: «È nota la coincidenza tra l’interpretazione degli Esercizi di Gaston Fessard e quella del gesuita argentino Miguel Ángel Fiorito, riconosciuta, per lo meno oralmente, da entrambi; e, d’altra parte, è nota la venerazione di Bergoglio per il secondo, che nella Provincia gesuitica argentina tutti chiamavano “il maestro” per la sua comprensione della spiritualità ignaziana».

Scannone rivelava qui una conoscenza diretta, naturalmente preziosa, dei maestri e dell’ambiente, umano e intellettuale, in cui si era formato il futuro Papa. Ora che l’insigne teologo argentino, che tanto si è speso per la causa dei poveri e per la fede della Chiesa, è venuto a mancare non ci saranno più occasioni di incontro. La mia curiosità del 2017 è destinata a rimanere tale. Non del tutto, però. In una conferenza che è ora online, dal titolo «L’ontologia dell’unità ripensata a partire dalla fede trinitaria», tenuta presso l’Istituto universitario Sophia, Scannone si sofferma proprio sul punto focale del mio volume: la confessione resa da Papa Francesco sull’importanza dell’opera di Gaston Fessard per la sua formazione intellettuale e spirituale. Riflettendo sulla relazione tra Dio ed uomo, grazia e libertà, in forma dinamica e non statica, Scannone afferma: «Questo è ciò che pretende descrivere l’apotegma che il gesuita ungherese Gabriel Hevenesi, nella sua opera Scintillae Ignatianae, Vienna, 1705, attribuisce a Sant’Ignazio, e che Papa Francesco, come egli racconta a Massimo Borghesi, conobbe — e riconobbe nella sua esperienza ignaziana — attraverso il classico libro di Gaston Fessard La dialettica degli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola. Una possibile traduzione dell’originale latino di quell’apotegma suona così: “Sia questa la prima regola dell’agire: Credi così in Dio, come se tutto l’esito delle cose dipendesse da te, e nulla da Dio; e tuttavia metti tutto il tuo impegno nell’operare, come se tu non facessi nulla e solamente Dio operasse” (in latino: Haec prima sit ad agendum regula: Sic Deo fide quasi rerum successus omnis a te, nihil a Deo penderet; ita tamen in operam admove omnem, quasi tu nihil, Deus omnia solus sit facturus.) A mio parere, questa formulazione, sebbene non appartenga a Ignazio, esprime bene il suo spirito e la sua mistica. La storia successiva ha dimostrato che i tentativi di modificarla, di renderla più accessibile, l’hanno sfigurata o appiattita, proprio nel cercare di rimuovere la sua tensione dialettica, nella quale riscopriamo l’esperienza dell’Uno distinguente, e in questo caso, l’unità di azione nella distinzione di Libertà Infinita e libertà finita».

In modo esemplare Scannone coglie qui la dialettica ignaziana che, filtrata attraverso il commento di Fessard del detto di Hevenesi, arriva fino al giovane Bergoglio segnandone il pensiero in direzione di una polarità ideale e spirituale. Per la tesi che soggiace al mio lavoro si tratta di un importante punto di conferma. È un peccato che non abbiamo avuto occasione per parlarne. Ora che non è più presente non possiamo che ringraziarlo per il grande contributo che ha dato alla Chiesa e al pueblo fiel dell’America latina di cui è stato un grande interprete, generoso e intelligente.

di Massimo Borghesi

 

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