“Difendo Francesco da radical e conservatori”

Oggi vi propongo un’intervista che ho rilasciato a Germana Zuffanti di ItaliaStar Magazine, in vista dell’incontro torinese di venerdì 23 febbraio. Il link all’articolo originale è http://www.italiastarmagazine.it/cultura/chi-era-bergoglio-prima-di-diventare-francesco-2233.

 

21 febbraio 2018 | Profonda analisi del pontificato nel libro “Jorge Mario Bergoglio, una biografia intellettuale” (Jaca Book) del filosofo italiano Massimo Borghesi. Chi era Bergoglio prima di diventare il Papa di tutti

Venerdì 23 febbraio, ore 17,30, a Torino nella sala didattica di Palazzo San Daniele – Polo ‘900, Via del Carmine 14, sarà presentato il libro di Massimo Borghesi, filosofo italiano con anni di cattedra, studio e pubblicazioni, “Jorge Mario Bergoglio, Una biografia intellettuale”, edito da Jaca Book. Interverranno Sergio Soave, Gianluca Cuozzo, Ermis Segatti e Luca Rolandi che modererà il dibattito.

In questo libro, lei ripercorre la formazione intellettuale di Jorge Mario Bergoglio che viene analizzata e raccontata per la prima volta, dando una chiave di lettura complessa e poliedrica dell’attuale Pontificato. Perché ha voluto presentare il pensiero di Papa Francesco?

Per due motivi. Il primo è dato dalle critiche al Papa, provenienti dall’area “liberal” e dai cattolici “neoconservativi”, per le quali Bergoglio non avrebbe, per la sua provenienza latino-americana, una formazione adeguata per esercitare il pontificato. Argentino, sospettato di “peronismo” e quindi di “populismo”, Francesco viene indicato come un progressista, un prassista che in nome della pastorale non esiterebbe a svendere la tradizione e la dottrina. Un Papa, quindi, senza un pensiero teologico-filosofico adeguato. Il secondo motivo risiede nel fatto che, avendo letto per tempo gli scritti del giovane Provinciale dei Gesuiti Jorge Mario Bergoglio, appartenenti alla seconda metà degli anni ‘70, mi ero accorto di come le critiche richiamate in precedenza non avevano alcun fondamento. Non solo Bergoglio aveva un pensiero “originale” e solido ma, per di più, si collocava dentro un filone preciso del grande pensiero cattolico: quello antinomico-polare che trova i suoi riferimenti in Adam Moheler, Erich Przywara, Romano Guardini, Henri de Lubac, Gaston Fessard e nel suo amico uruguyano, il grande intellettuale Alberto Methol Ferré. Bergoglio si colloca dentro una precisa tradizione del pensiero cristiano del 900. E’ pienamente cattolico anche se l’affermazione non può non far sorridere.

Papa Francesco si è trovato sulle spalle la difficile eredità di Benedetto XVI, uno dei grandi teologi del ‘900. Venendo dopo un pontificato fortemente “intellettuale”, Papa Bergoglio è apparso subito più umile e vicino alla gente, forse anche più “semplice”.  E’ davvero questa la realtà?

In realtà anche Benedetto si offriva con uno stile semplice. La semplicità di Bergoglio è più “impetuosa”. L’equivoco di molti è che scambiano la sua semplicità per inadeguatezza. Non comprendono che è il frutto di una scelta per la quale il “kerygma”, cioè l’annuncio cristiano deve, in un mondo profondamente secolarizzato, dispiegarsi secondo modalità essenziali mirate al cuore delle persone. Francesco si rivolge a tutti con l’intento di coinvolgere, innanzitutto, la sfera affettiva. Questo non per sentimentalismo ma perché sempre il Vangelo si è diffuso così. Inoltre oggi, a fronte di una razionalità a pezzi, l’umano può essere risuscitato solo provocando, facendo riemergere un’affettività sepolta, violentata. La conoscenza cristiana, per Bergoglio, è una conoscenza affettiva. Il pensiero di Bergoglio è  invece originale e va assolutamente oltre gli stereotipi di chi prova a ridurlo in un certo populismo latinoamericano. Le accuse di populismo provengono dalla destra liberal nordamericana che non ha gradito le critiche del Papa al modello della globalizzazione contenute nella “Evangelii gaudium”. In realtà chi legge i testi di Bergoglio vede bene che il Papa non è affatto populista. Si preoccupa del popolo e dei poveri, a fronte di un economia finanziaria che manda in crisi interi Stati, come è giusto che sia per chi governa la Chiesa. Non indulge però a moralismi e messianismi utopici. La stessa critica alla globalizzazione non prelude al ritorno a posizioni particolaristiche. Il modello di Bergoglio, al seguito di Romano Guardini, è un modello polare: globalizzazione e differenziazione sono i due poli di una relazione costruttiva. Bergoglio non vuole la rivoluzione; vuole che milioni di persone non siano rese “invisibili” da meccanismi che hanno dimenticato che il fine dell’economia è il benessere di tutti e non di taluni contro altri.

Perché Papa Francesco si trova in mezzo alle critiche legate al modo di essere e vivere il suo personale Pontificato?

Papa Bergoglio ha introdotto uno stile e delle dinamiche di selezione del personale ecclesiastico che urtano contro un processo che, nella società come nella Chiesa, si è affermato nel corso degli ultimi 30/40 anni. Anche la Chiesa si è profondamente clericalizzata, è divenuta un luogo autoreferenziale, sede di scalate e di carriere. Lo stile di Francesco è apparso sovversivo. A questo si aggiungano le critiche di cui abbiamo parlato: quelle provenienti da potenti lobbies che vedono in Bergoglio un limite ai processi economici dominanti e anche a quelli politici. Non essendo perfettamente allineato all’Occidente il Papa non risulta gradito a molti. Le accuse di essere “argentino” sottendono questa opposizione. Al seguito di questi critici, che spesso rimangono in ombra, si collocano poi i cattolici dei “dubia” i quali, senza rendersene conto, sono spesso strumenti dei poteri forti che usano del dissenso intraecclesiale per delegittimare il Pontefice. Ai poteri forti non interessa nulla della dottrina. A loro interessa la “collocazione” del Papa nello scenario mondiale.

Attraverso il comune amico Guzmán Carriquiry, vicepresidente della Commissione Pontificia per l’America Latina, ho potuto approfittare della cortesia di papa Francesco e fargli pervenire alcune domande”, ci ha rivelato. Il Papa è intervenuto di persona durante il Suo lavoro di ricerca con degli audio che le ha inviato.  Non è la prima volta che questo Pontefice rompa gli schemi ed i cerimoniali, per essere più “vero”: quale il contributo che ha dato ai suoi studi?

Un contributo fondamentale. Come spiego nell’introduzione al mio volume, Francesco non solo mi ha fornito molte informazioni essenziali per capire lo sviluppo del suo pensiero, ma, soprattutto, mi ha fornito la chiave per comprenderne la genesi. Mi ha infatti confessato che l’autore da cui ha tratto l’idea di fondo della sua riflessione è un gesuita francese, autore di una magistrale opera sulla dialettica degli Esercizi spirituali di S. Ignazio: Gaston Fessard. Amico di de Lubac, Fessard è uno dei più geniali intellettuali cattolici della seconda metà del ‘900. La sua lettura dialettica, antinomica, della spiritualità ignaziana, tesa tra grazia e libertà, il grande e il piccolo, è stata decisiva per il giovane Bergoglio. Da qui parte una riflessione che lo porta a scoprire la dottrina dell’opposizione polare di Romano Guardini, il modello che Bergoglio usa per interpretare società-politica-Chiesa. Senza la sua comunicazione in merito non era possibile comprendere che Fessard era il suo maestro.

Secondo i sondaggi, il pontefice mette d’accordo laici e cattolici praticanti: la gran parte ne apprezza le doti umane. Gli italiani si dichiarano colpiti dalla profonda sintonia del Papa con i bisogni reali della gente: è apprezzata l’attenzione mostrata nei confronti dei più deboli, con un costante richiamo ad una nuova etica nell’economia e nella politica. Poi piace la spontaneità di Francesco, la chiarezza delle sue parole e dei suoi gesti. Ma molti non sono convinti che possa rinnovare le istituzioni della Chiesa. La resistenza a Bergoglio, ad esempio per le aperture ai divorziati dell’Amoris Laetitia, ha solidi punti di riferimento anche nel clero. Perché si verifica questo? Qual è la “missione” di Papa Francesco?

Se devo essere sincero non posso non constatare che molte delle obiezioni al Papa, in particolare dentro la Chiesa, sono frutto spesso di ignoranza. Molti identificano Francesco con i titoli del giornale “Libero”, lo giudicano a partire da parole fuori contesto, hanno l’immagine precostituita di un modernista che vuole distruggere la Chiesa. Questi critici non spiegano mai perché giornali e riviste come l’Espresso e il Mulino, tradizionalmente “progressisti”, non abbiano alcuna simpatia per Bergoglio. Invece di approfondire il suo pensiero e la sua personalità – esiste una magnifica biografia di Austen Ivereigh edita da Mondadori – procedono per luoghi comuni. Le stesse accuse su “Amoris laetitia” nascono, per lo più, da questi pregiudizi. Quando si approfondisce la tematica si vede che il Papa non ha relativizzato di un millimetro il sacramento del matrimonio. Segue il modello polare per cui la Verità è universale e la Misericordia è particolare. Non ci sono eccezioni al sacramento del matrimonio, c’è solo l’esercizio del discernimento nei casi particolari. Il clero, le Università pontificie, gli Istituti teologici, dovrebbero impegnarsi molto di più nello studio del pensiero e della prospettiva del Papa.

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