Francesco, Guardini e il potere

Quanto è importante per la formazione intellettuale di papa Francesco la figura del filosofo e teologo italo tedesco Romano Guardini? Ho risposto a questa domanda in un’intervista concessa a Carlo Cefaloni nel numero di febbraio 2018 di Città Nuova.

Città Nuova n.2, febbraio 2018, pp. 686-69, Francesco, Guardini e il potere (C. Cefaloni)

Intervista a Massimo Borghesi, autore di “Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale”

Massimo Borghesi ha scavato in profondità per ricostruire una biografia intellettuale del papa «venuto dalla fine del mondo». Il testo del professore di filosofia morale all’università di Perugia è denso di riferimenti, confermati dallo stesso papa Francesco. Tra i percorsi da seguire nel libro edito dalla Jaca Book, come ad esempio il legame con l’intellettuale latinoamericano Alberto Methol Ferré, partiamo con Borghesi dalla presenza di Bergoglio nel 1986 in Germania per una tesi di dottorato, che non poté terminare, su Romano Guardini, il grande teologo italo-tedesco, titolare della cattedra di “Filosofia della religione e visione cattolica del mondo” presso l’università di Berlino nel 1923.

Guardini si confrontò in quel periodo con i Wandervogel, il movimento giovanile tedesco. Di cosa si trattava?

Di un ritorno alla natura, espressione tipica dell’animo tedesco, che accadde, nei primi anni del ’900, come ribellione contro le vecchie gerarchie. Si esprimeva con la fuga dalla città e il ritrovarsi assieme, ragazzi e ragazze, come “comunità” vivente, “la vita” contro il sistema della tecnica e l’industrializzazione crescente. Una visione panteistica che passerà dentro il filtro dell’ideologia nazista. Per quei giovani degli anni ’20 rappresentò la possibilità di uscire fuori dagli schemi e di riscoprire la natura senza i freni imposti dalla famiglia.

Qual è il tratto più significativo di quel movimento?

Una critica romantica al capitalismo come rottura dell’unità tra uomo e natura. In questo movimento giovanile troviamo elementi che poco hanno a che fare con il cristianesimo e qui possiamo cogliere l’intelligenza di Guardini. Insegnando all’università di Berlino, intuì il positivo che quella tendenza esprimeva per incanalarla nell’esperienza educativa di Quickborn (“Fonte viva”) che si svolse nel castello di Rothenfels, situato nel centro della Germania. Tra campeggi, studi e convivenze, quei giovani vissero una libertà insolita per quei tempi, assieme ad una cura particolare verso la liturgia appresa nel senso più profondo dei gesti.

Che traccia abbiamo di quegli anni?

Due testi essenziali di Guardini: le Lettere dal lago di Como e Lettere sull’autoformazione. Nel primo libro inizia condividendo la critica radicale della tecnica per arrivare a correggere il tiro e dichiarare la necessità di non poter disertare il tempo storico rifugiandosi romanticamente nel passato.

Resta tuttavia la tensione tra tecnica e natura…

Che Guardini risolve (si veda il testo L’antropologia polare) nel mantenimento del giusto equilibrio senza prevalenza dell’uno sull’altro, o per dirlo altrimenti, nella cultura germanica imbevuta di Friedrich Nietzsche, superando la supremazia dell’apollineo (la perfezione della tecnica) sul dionisiaco (l’impeto della natura) e viceversa. Sono temi che il grande teologo riprese dopo il 1945 con i saggi La fine dell’epoca moderna e Il potere.

Una riflessione che arriva dopo una guerra devastante…

È il tempo dell’atomica. Un’epoca, senza precedenti, in cui l’uomo ha assunto un potere assoluto sulla natura fino alla sua distruzione. Occorre perciò esercitare il dominio sul proprio potere per non esserne divorati. A queste riflessioni sulla “dialettica polare” attinge evidentemente Francesco nell’enciclica Laudato Si’, che ha al centro la questione del potere nella tensione dinamica che non può risolversi in certo ecologismo, che fa a meno dell’uomo, o nella tecnocrazia che non riconosce alcun limite.

Un potere che si rivela ingiusto non induce alla ribellione? Guardini, avverso al nazismo, scrisse in quel tempo un’opera come Il Signore proprio per contestare il neopaganesimo incarnato dal Fuhrer. Il vero confronto a distanza lo ingaggiò con Nietzsche a partire da alcuni saggi fondamentali degli anni ’30 dove afferma che L’essenza del cristianesimo (titolo di uno di questi testi) non è un insieme di valori ma Cristo stesso. In contrasto diretto con l’ideologia di quei battezzati (Deutsche Christen) che aderirono al nazionalsocialismo a partire dalla riduzione del loro credo a una somma di valori. Secondo Guardini i valori cristiani staccati da Cristo non sono cristianesimo ma producono qualcosa di profondamente diverso.

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