«Il grande Paolo VI»: il rapporto ideale che lega Bergoglio a Montini

Sulla rivista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano “Vita e Pensiero” (numero 6-2018, pp. 72-77) è uscito un mio articolo dal titolo “Chiesa, popolo e cultura  da Montini a Bergoglio”. Ne riporto i primi capoversi per mostrare la profondità del rapporto, non sempre adeguatamente colta, che lega questi due pontefici.

In un articolo che, come sempre, non difetta di acutezza, il vaticanista Piero Schiavazzi scrive: «Dopo l’atto dovuto di Roncalli e Wojtyla, santificati congiuntamente, in automatico, sulla spinta di un moto che ascende dal basso, quella di Montini costituisce invece la prima canonizzazione “politica” di Bergoglio, voluta, pilotata e fortemente auspicata dall’alto» (La Chiesa in cerca di un Paolo VII. Bergoglio delinea l’identikit del successore). Non credo che l’aggettivo “politica” sia il più adeguato. In realtà il rapporto ideale che lega Francesco a Paolo VI ha una sua storia che non può essere delimitata dall’aggettivo. Bergoglio non ha voluto semplicemente delineare l’immagine del suo successore, quanto proporre la figura del suo ispiratore. Come osserva Austen Ivereigh, «per Francesco, come per tutta la sua generazione, la “grande luce” è stata Paolo VI» (Tempo di misericordia. Vita di Jorge Mario Bergoglio). Paolo VI rappresenta, per il pontefice argentino, il papa del Concilio e di Evangelii nuntiandi, l’esortazione apostolica sull’evangelizzazione nel mondo contemporaneo del 1975. Si tratta del documento pontificio forse più apprezzato, quello in cui lo spirito missionario del Vaticano II, riproposto da Francesco in Evangelii gaudium, trova la sua sintesi perfetta. Paolo VI è un modello per Francesco proprio perché il suo ideale ecclesiale corrisponde a quell’idea della sinfonia degli opposti che, come ho mostrato nel mio volume Jorge Mario Bergoglio. Una biografi a intellettuale (2017), costituisce il filo rosso del pensiero bergogliano. Criticato da destra e da sinistra, papa Montini ha saputo traghettare la Chiesa oltre la tempesta post-conciliare; non è venuto meno al compito, dettato dallo Spirito, di tenere unito il corpo di Cristo nel dramma del tempo. Un compito che il Papa odierno sente, evidentemente, come proprio. Per questo, come scrive Luigi Accattoli, «Francesco ricorda spesso Montini “con affetto e con ammirazione”. Lo qualifica abitualmente come “il grande Paolo VI”. (…)

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