Il modello tecnocratico in Laudato Sì

Dal 30 agosto al 1 settembre si è tenuto a Siegburg, in Germania, il decimo European Catholic China Colloquium dal titolo «“Laudato Sì” and Technoscience. Implications with Focus on the Church in China». Vi ho tenuto la relazione “Model of Technoscience in Laudato Sì”. Di seguito le prime due pagine nella versione italiana e in quella inglese.

Qui una sintesi e il depliant del Convegno:

Massimo Borghesi

Il MODELLO TECNOCRATICO IN LAUDATO Sİ

L’enciclica Laudato sì, dedicata alla cura del pianeta inteso come casa comune dell’umanità, viene pubblicata da papa Francesco nel 2015. Al pari della Lettera Apostolica Evangelii gaudium, del 2013, anch’essa ha suscitato un notevole dibattito. Le obiezioni e le critiche hanno seguito due direzioni. Per la prima il documento papale rappresenterebbe la discesa in campo di un pontefice su un terreno che non è suo, su un ambito – quello della ecologia – che non sarebbe di competenza della teologia. Si tratterebbe, da parte del Papa, di un’operazione dettata solamente da esigenze tattiche, dalla convenienza di cavalcare l’onda verde che attraversa in questo momento i popoli del pianeta terra. La critica è dettata, come è evidente, da pregiudizi propri di ambienti del conservatorismo religioso che interpretano le problematiche ambientali come proprie del progressismo odierno. Secondo costoro il Pontefice romano invece di concentrarsi sull’evangelizzazione dei popoli e sulla Chiesa si perderebbe nella tutela delle piante e dei mari. Il Papa si occuperebbe del mondo e non di Cristo.. I critici dimenticano come tutti gli ultimi papi, da Giovanni XXIII in avanti, abbiano dedicato spazio ed attenzione al tema della pace, della giustizia sociale, dello sviluppo dei popoli, del lavoro. Si tratta della dottrina sociale della Chiesa in cui la Laudato sì rientra a pieno titolo. La cura del mondo naturale, inseparabile dal destino di vita dell’uomo, fa parte della teologia della creazione a cui è dedicato il secondo capitolo dell’Enciclica. Il documento prende il suo titolo dal verso di lode a Dio del Cantico di S. Francesco d’Assisi e ciò non secondo un’ideologia ecologistica ingenua ma in modo consapevolmente teologico. Non a caso l’Enciclica si conclude con un inno alla Trinità, decisamente non panteistico.

La seconda corrente critica indirizzata verso il testo pontificio è di contenuto. Non è piaciuto a molti, in particolare ai settori più radicali del modello liberal-capitalistico, le critiche del Papa allo sfruttamento dell’ambiente da parte di un modello economico fondato unicamente sulla legge del profitto. Si tratta della stessa critica che aveva colpito, in precedenza, l’analisi dell’economia contemporanea offerta in Evangelii gaudium. Costoro comprendono pienamente che l’enciclica, lungi dall’essere un diversivo, è a pieno titolo una “enciclica sociale”. Ciò che contestano al papa è, in primo luogo, il suo posizionare la Dottrina sociale della Chiesa, dopo gli anni del conflitto Est-Ovest, lungo l’asse Nord-Sud come al tempo di Paolo VI. E, in secondo luogo, di attribuire all’azione dell’uomo, senza averne le prove scientifiche, una variazione climatica le cui cause poco avrebbero a che fare con i processi di industrializzazione, di uso del carbone fossile, di deforestazione. I critici rifiutano le motivazioni antropiche e assolvono i processi di utilizzo e di inquinamento delle terre, delle acque, dell’aria, indotti dall’industria, da ogni responsabilità. Donde la reazione al documento papale il quale, al contrario, parla di “inequità planetaria” nello sfruttamento delle risorse primarie e nella distribuzione del degrado ambientale e delle scorie che colpiscono i Paesi più poveri del mondo, i Paesi spazzatura. Scrive il Papa:

Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni. A questo si uniscono i danni causati dall’esportazione verso i Paesi in via di sviluppo di rifiuti solidi e liquidi tossici e dall’attività inquinante di imprese che fanno nei Paesi meno sviluppati ciò che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale.

Questo processo, in cui la dipendenza economica si traduce in modifica profonda delle condizioni ambientali non è adeguatamente compreso per la mancanza di una cultura all’altezza del problema. Nel decifrare la crisi le posizioni oscillano tra due polarità opposte.

Da un estremo, alcuni sostengono ad ogni costo il mito del progresso e affermano che i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche né cambiamenti di fondo. Dall’altro estremo, altri ritengono che la specie umana, con qualunque suo intervento, può essere solo una minaccia e compromettere l’ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la sua presenza sul pianeta e impedirle ogni tipo di intervento.

Questa seconda posizione perviene, nella sua critica al principio antropico, ad un panteismo, ad una mistica della natura che implica l’equivalenza, in termini di valore, tra l’uomo e le altre specie viventi. Per Francesco non è corretto “equiparare tutti gli esseri viventi e togliere all’essere umano quel valore peculiare che implica allo stesso tempo una tremenda responsabilità. E nemmeno comporta una divinizzazione della terra, che ci priverebbe della chiamata a collaborare con essa e a proteggere la sua fragilità”. L’ecologia antiumanistica è profondamente contraddittoria.

Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. È evidente l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito.

L’ecologia promossa da Laudato sì è profondamente umanistica. Il dramma del degrado ambientale con lo sconvolgimento dei processi climatici che caratterizza il momento presente consiste proprio nel fatto che esso può portare alla scomparsa dell’uomo. Al pari di una catastrofe nucleare annunciata, siamo di fronte, secondo il Papa, ad un “un punto di rottura”, ad un punto di non ritorno. Per evitarlo si richiede una nuova consapevolezza dei processi, della loro interconnessione.

“Tutto è in relazione”: si tratta di un’affermazione che torna più volte nel testo dell’Enciclica. Non si tratta di una frase “olistica”, propria di una visione panteistica, ma dell’applicazione del modello della polarità che, come ho mostrato nel mio volume Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intelletuale sta a fondamento del pensiero di Bergoglio.

Questa considerazione sintetica richiede, per affrontare la questione ecologica, la comprensione della connessione tra economia, finanza, politica e modello tecnocratico. Il capitolo terzo di Laudato sì, dal titolo “La radice umana della crisi ecologica”, è dedicata proprio alla egemonia di tale modello. Nella sua valutazione del tempo presente papa Francesco tiene presente le riflessioni di un suo autore di riferimento: il pensatore italo-tedesco Romano Guardini.

Tanto ne La fine dell’epoca moderna quanto nel saggio Il potere l’autore italo-tedesco tracciava un quadro della degradazione e dello sfruttamento della natura ad opera dell’industrializzazione della tecnologia non dissimile dalle riflessioni di Martin Heidegger. Non indulgeva, tuttavia, ad utopie arcaizzanti ma si poneva, realisticamente, la questione del potere capace di dominare la potenza provocata dal progresso tecnico. Il potere sopra il proprio potere è la questione antropologica fondamentale del nostro tempo.

Massimo Borghesi

THE MODEL OF TECHNO-SCIENCE IN LAUDATO SI

The encyclical Laudato si’, on “the care of our common home”, was published in 2015. Similarly to what happened with the apostolic letter of 2013, Evangelii Gaudium, this encyclical has sparked a public debate.

The objections and criticism followed two main directions. The first is that of those who think the document represents the Pope venturing into an unknown territory, a territory where he is not an expert, discussing a field – the ecology – which should not be a concern of theology. For those critics, the papal document is a tactical operation, prompted by the convenience of riding the ‘green wave’ of the moment. Clearly, this type of criticism comes from the religious conservatives who think enviromental issues and ecology are a subject of today’s progressism. For the conservatives, the Roman Pontiff is more concerned with the caring of plants and seas and not is not as focused on the Church and on the evengelization of people. The Pope, in their opinion, is more concerned about the world than about Christ.

The critics forget how all the recent Popes, from John XXIII onwards, have given special consideration and attention to the themes of peace, social justice, development of the peoples, work. It is the social doctrine of the Church, in whose tradition the encyclical Laudato si’ fully belongs. The care of the natural world, inseparable from the destiny of humankind, is part of the theology of the creation to which the second chapter of the encyclical is dedicated. The document takes its title from the verse of the Canticle of St. Francis of Assisi and it does that not because it follows a naive environmental ideology, but in a way that is consciously theological. In fact, the encyclical ends with an hymn to the Trinity – definitely not painteistic. The second trend of criticism concerns the content of the papal document. The opposition of the Pope towards the economic model based uniquely on the law of profit, responsible of the exploitation of the environment, was not well-received by many – especially by the most radical sectors of the liberal-capitalistic system. It is the same type of criticism that was moved to the analysis of the contemporary economy offered in Evangelii Gaudium. The critics fully understand that the encyclical, far from being only a diversive, it is a full-fledged “social encyclical”. The thing they contest is, primarily, the fact that Pope alignes the Social Doctrine of the Church, after the years of the East-West conflict, along the Norh-South axis, in the same way Pope Paul VI did. In the second place, they criticize the attribution – which in their opinion has no scientific evidences – of the climate change to man’s action. The cause of the climate change, in their opinion, have little to do with the process of industrialization, the use of coalpit, and with the deforestation. The critics refuse to accept man’s liability and they absolve the industry from any responsability regarding the processes of exploitation and pollution of land and water. Hence the reaction to the papal document, which speaks overtly of “global inequality” in the depletion of natural risources and in the distribution of waste which affects the poorest countries of the world – the dumping grounds of the world. The Pope writes:

The warming caused by huge consumption on the part of some rich countries has repercussions on the poorest areas of the world. Especially Africa, where a rise in temperature, together with drought, has proved devastating for farming. There is also the damage caused by the export of solid waste and toxic liquids to developing countries, and by the pollution produced by companies which operate in less developed countries in ways they could never do at home, in the countries in which they raise their capital.

This process, in which the economic dependency is translated in a profound modification of the environmental conditions, is not fully comprehended because there is not a culture that is up to the to the task. In the attempt to interpret the crisis, the positions fluctuate between two opposites polarities.

At one extreme, we find those who doggedly uphold the myth of progress and tell us that ecological problems will solve themselves simply with the application of new technology and without any need for ethical considerations or deep change. At the other extreme are those who view men and women and all their interventions as no more than a threat, jeopardizing the global ecosystem, and consequently the presence of human beings on the planet should be reduced and all forms of intervention prohibited.

This second position, refusing man’s responsability, arrives to a patheism, to a mistyc of nature which implies the equivalence of value between mankind and the other species. For Pope Francis it is not correct “to put all living beings on the same level nor to deprive human beings of their unique worthand the tremendous responsability it entails. Nor does it implies a divinization of the earth”. The anti-humanist ecology is deeply contradictory.

A sense of deep communion with the rest of nature cannot be real if our hearts lack tenderness, compassion and concern for our fellow human beings. It is clearly inconsistent to combat trafficking in endangered species while remaining completely indifferent to human trafficking, unconcerned about the poor, or undertaking to destroy another human being deemed unwanted.

The ecology promoted by Laudato si is profoundly humanistic. The drama of today’s enviromental degradation lies in the fact that it can lead to the extinction of mankind. As in a announced nuclear catastrophe, we are now reaching a “breaking point”, a point of no return.

Avoiding this peril requires a new awareness of the processes, of their correlation. “Everything is related”: it is a statement that frequently appears in the text of the encyclical. It is not an “olystic” nor pantheistic statement. Instead, it is about applying the model of polarity which, as I wrote in the book The Mind of Pope Francis: Jorge Mario Bergoglio’s Intellectual Journey, lies at the foundation of Bergoglio’s philosophy.

This synthetic reflection requires, to face the enviromental issue, the understanding of the connection between economy, finance, politics and technocratic model. The third chapter of Laudato si, “The Human Root pf the Environmental Crisis”, is dedicated to the egemonical nature of this model. The tecnocratic model that guides today’s economy is combined, in this era of globalization, with an individualistic and relativistic philosophy. The positivist neo-empiricism that constitutes post-1989 culture is the meeting point between technocracy and relativism.

In Laudato si, the worldwide egemony of the tecnocratic model, accompanied by ethical relativism, shows how humanity entered “a new era in which our technical prowess has brought us to a crossroads”. In his valuation of the present time, Pope Francis keeps in mind the observations of one of the authors that greatly influenced him: the thinker Romano Guardini.

In both The End of the Modern Age and Power and Responsibility, the Italian-German author offered a picture of the degradation and exploitation of nature by industrialization and technology not unlike the work of Martin Heidegger. He did not, however, indulge in archaic utopias but realistically posed the question of power capable of dominating the accomplishments brought about by technical progress. The ability to have power over one’s power is the fundamental anthropological question of our time.

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