Il pensiero di papa Francesco, il tomismo dialettico e la “Denkform” cattolica

Ho dato conto puntualmente nei precedenti post di questo blog di varie recensioni di “Jorge Mario Bergoglio – Una biografia intellettuale”. A quella uscita sul sito dominicanes.it a firma di Daniele Aucone (nella foto), padre domenicano di Santa Maria sopra Minerva a Roma, attribuisco una particolare importanza perché testimonia la fecondità della prospettiva di Bergoglio e di Methol Ferré, che sta dando frutti anche in sede filosofica. In questo caso come invito alla riflessione su un “tomismo dialettico”.

Tutt’altro che marginale poi l’osservazione conclusiva di Aucone, quando parla di «uno stile di pensiero che è espressione della Denkform cattolica» tout court, chiedendosi «se da questa Denkform cattolica non debba in fondo ripartire la stessa comunità ecclesiale, lasciandosi alle spalle le sterili divisioni che spesso non sono che varianti di una ideologia del medesimo, i maldestri tentativi di mettere in contrapposizione tra loro gli stessi pontefici», per approdare «a una stagione realmente “post-ideologica” quale parte essenziale del suo cammino di conversione».

L’articolo di padre Aucone, che riporto sotto, si trova al link https://www.dominicanes.it/predicazione/meditazioni/1407-tomismo-dialettico.html

 

Tomismo dialettico

 

Teoria polare e sfida della complessità nella formazione culturale di Jorge Mario Bergoglio

 

I numerosi saggi e profili biografici su papa Francesco apparsi fin dall’indomani della sua elezione a vescovo di Roma, hanno posto al centro dell’attenzione la ricostruzione dei suoi anni giovanili, i suoi impegni ministeriali all’interno della Compagnia di Gesù prima e come arcivescovo di Buenos Aires in seguito, i tratti caratterizzanti del suo ministero pastorale come vescovo di Buenos Aires e le linee-guida del suo progetto di rinnovamento della Chiesa, tralasciando invece quasi interamente il tema della sua formazione culturale e teologica, e contribuendo così indirettamente ad accreditare quello “stolto pregiudizio” (come lo ha definito il papa emerito Benedetto XVI) che lo vorrebbe come «un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica», a sua volta succeduto a un papa «teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano di oggi»1.

La biografia intellettuale di papa Francesco2 ad opera di Massimo Borghesi ha inteso colmare questo vuoto attraverso un’attenta analisi delle fonti e dei riferimenti culturali che hanno costellato il cammino di formazione e maturazione di Bergoglio dagli anni giovanili ai primi documenti magisteriali, e che viene ripercorso anche grazie alla ricostruzione diretta del protagonista, raccolta in quattro registrazioni audio esclusive realizzate tra gennaio e marzo 2017. Ne emerge il ritratto di un pastore che certamente «non gradirebbe la qualifica di “intellettuale”», ma la cui semplicità nei gesti e nelle parole non va ascritta ad assenza di spessore riflessivo e di gusto per l’approfondimento, ma piuttosto a una precisa scelta sul piano spirituale e pastorale per parlare al mondo di oggi, «punto di arrivo che presuppone la complessità di un pensiero profondo e originale»3.

La parola complessità dice infatti più di ogni altra la cifra di fondo della società in cui viviamo, incentrata su tensioni ineliminabili tra universale e particolare, natura e cultura, libertà e regole, pensiero analitico e sguardo sintetico, e che rifugge da tutti i tentativi di semplificazione che pensano di poter risolvere le difficoltà selezionando volta per volta una tra le false alternative «emerse dalla grande disgiunzione specialmente tra spirito-materia, dipendenza-autonomia, determinismo libertà, uomo-natura-cosmo»4. Ma complessità è anche categoria ermeneutica idonea a descrivere lo stile di pensiero genuinamente cattolico, capace di rendere conto della natura antinomica del reale mediante una complexio oppositorum che mantiene in tensione princìpi opposti, “senza confusione né separazione”, per utilizzare la formula di Calcedonia.

Uno stile di pensiero tematizzato nel corso dei secoli XIX e XX da parte di autori come Möhler5, De Lubac6 e soprattutto Guardini7 (su cui non a caso verteva il progetto di dissertazione dottorale di Bergoglio), ma che si trova già all’opera nei padri della Chiesa dei primi secoli e nei grandi maestri medievali, tra cui in particolare Tommaso d’Aquino, il cui pensiero è interamente attraversato «dalla tensione ineliminabile tra essenza ed esistenza, forma e materia, ideale e sensibile, anima e corpo»8.   

A differenza infatti della dialettica hegeliana, in cui le contraddizioni del reale si risolvono in un’unità superiore che assorbe in sé gli elementi in conflitto, ilpensiero dialettico cattolico preferisce parlare di un’unità “tensionale” o “syneidetica” tra i poli in opposizione, che non si elidono a vicenda né scompaiono in un Tutto superiore, ma raggiungono un equilibrio da rinnovare e aggiornare costantemente. In questa visione “polare”, che evita facili disgiunzioni o alternative inconciliabili tra gli elementi che strutturano il reale (“sono cattolico perché voglio tutto”, ebbe a dire una volta Jean Guitton), si sostanzia quello stile di pensiero cattolico che trova nel principio dell’et-et la sua sintesi più espressiva.

Nel Capitolo del suo saggio dedicato alla “Filosofia della polarità”, Borghesi evidenzia in particolare il ruolo del filosofo uruguayano Alberto Methol Ferré (a cui non a caso lo scritto è dedicato) nella formazione intellettuale dell’attuale pontefice. Interprete originale di un dialogo tra tradizione tomista e pensiero dialettico cattolico delineatosi in ambito tedesco, Methol elabora una propria teoria dell’opposizione polare che affonda le sue radici nella dialettica ilemorfica (materia forma) di matrice aristotelico-tomista. La sfida è quella di sperimentare la fecondità di tale approccio, già anticipato in qualche modo da autori come Fessard, André Marc e Melendo Granados, all’ambito della filosofia della storia, in cui particolarmente utile può rivelarsi una visione “polare” in grado di far spazio al carattere antinomico e complesso dei processi sociali. La prospettiva dialettico-tomista diventa in grado di tenere insieme universale e particolare, individuo e comunità, natura e libertà, senza dover volta per volta optare per scorciatoie mutilanti. È la storia stessa a mostrare una struttura “polare” e a invitare a un approccio ilemorfico per l’analisi dei suoi processi, come Methol scrive in un testo del 1966:

«La storia è sempre ilemorfica, cioè, unità inseparabile di materia e forma intesa al modo in cui la intende il pensiero tomista. Non c’è forma senza materia, né materia senza forma. Perciò non sono ammissibili i separatismi tra “materia” e “forma”, al modo del dualismo platonico, dell’ultimo Scheler che è una versione pessimista, invertita, dell’ottimismo materialista marxista con il suo dualismo di “soprastruttura” e “infrastruttura”, che riecheggiano inconsapevolmente la scissione cartesiana tra “cosa estesa” e “cosa pensante” […] Al contrario, la struttura ilemorfica previene alla radice simili dualismi e ci impone il dovere di coniugare insieme le tre esigenze, per evitare di cadere in queste tentazioni»9.

L’incontro tra il filosofo uruguayano e il futuro pontefice avviene nel 1979 durante la preparazione della conferenza del CELAM a Puebla, e anche se il pensiero dell’allora provinciale è già strutturato nel senso della complexio dalla lettura di diversi autori (tra cui Fessard e Guardini), l’incontro con Methol farà registrare una convergenza ulteriore su tale linea attestando anche il fondamento tommasiano della filosofia della polarità. Lo conferma anche il fatto che Bergoglio fosse lettore attento di “Nexo”, la rivista fondata proprio da Methol, e che anche quello si rivelerà un ulteriore luogo di frequentazione della riflessione del pensatore uruguagio. La struttura “polare” del pensiero del pontefice è ben visibile nei suoi documenti, come ad esempio nei quattro princìpi enunciati dall’Evangelii Gaudium ai nn. 222-237 (il tempo è superiore allo spazio; l’unità prevale sull conflittola realtà è più importante dell’idea il tutto è superiore alla parte) che indicano altrettante polarità tra opposti (tempo/spazio; unità/conflitto; realtà/idea; tutto/parte).

Il “tomismo dialettico” messo in luce da Borghesi in riferimento a Methol Ferré e alla sua influenza (almeno indiretta) sul pensiero polare bergogliano si inserisce quindi nella scia di quei tentativi di confronto che la tradizione che si richiama all’Aquinate ha inteso intraprendere con il pensiero moderno e contemporaneo e che attestano la capacità integratrice della riflessione tommasiana rispetto a temi nati inizialmente fuori dal proprio ambito: il dialogo tra tomismo e fenomenologia10, tra tomismo e filosofia analitica11, tra tomismo e ragione postsecolare12mostrando così una fecondità del riferimento a s. Tommaso non solo sul piano del pensiero, ma più ancora su quello del pensare13, di uno stile di pensiero che è espressione della Denkform cattolica. Non è infondato chiedersi se proprio di un tale pensiero “tensionante” e “syneidetico”, con la sua capacità di rendere ragione della complessità del reale, non sia inconsapevolmente alla ricerca la società frammentata postmoderna, “andando come a tentoni” verso di esso (At 17, 27) per riprendere le parole di Paolo all’Aereopago, se è vero come è stato scritto, che «il bisogno di un pensiero che colleghi è sempre più grande, sia perché i problemi sono sempre più interdipendenti e sempre più globali, sia perché noi soffriamo sempre più dell’eccesso di parcellizzazione e compartimentazione dei saperi»14.

E se da questa Denkform cattolica non debba in fondo ripartire la stessa comunità ecclesiale, lasciandosi alle spalle le sterili divisioni che spesso non sono che varianti di una ideologia del medesimo15, i maldestri tentativi di mettere in contrapposizione tra loro gli stessi pontefici (il “conservatore” Ratzinger contro il “progressista” Bergoglio, dimenticandone la «continuità interiore», richiamata dallo stesso Benedetto XVI), per approdare a una stagione realmente “post-ideologica” quale parte essenziale del suo cammino di conversione (metanoia, il termine greco per indicare la conversione, significa proprio “profondo mutamento del modo di pensare”)

Daniele Aucone, O.P.
Convento di S. Maria sopra Minerva, Roma

———————————– Note a piè di pagina ————————————

1 benedetto xvi (papa emeritus), Lettera a Mons. Dario Viganò Prefetto della Segreteria per la comunicazione (7 febbraio 2018), https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2018-03/lettera-integrale-papa-emerito-benedetto-xvi-a-mons–vigano.html

2 m. borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, Jaca Book, Milano, 2017

3 g. carriquiry lecour, Premessa, in m. borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, cit., p. 10

4 e. morin, La sfida della complessità, Le Lettere, Firenze, 2017, p. 74

5 j.a. möhler, L’unità della Chiesa, o sia del principio del cattolicismo: secondo lo spirito dei Padri dei primi tre secoli, Nabu Press, Firenze, 2012

6 h. de lubac, Paradosso e mistero della Chiesa (Opera Omnia/9), Jaca Book, Milano, 2017

7 r. guardini, L’opposizione polare. Saggio per una teoria del concreto vivente, Morcelliana, Brescia, 1999

8 m. borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, cit., p. 88

9 a. methol-ferré, La dialectica hombre-naturaleza, in Formulación de un modelo: Filosofia, Iepal, Montevideo, 1966, cit., in m. borghesi, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale, cit., p. 109 (trad. nostra)

10 i. santos, O tomismo fenomenologico de Edith Stein, http://www.hottopos.com/notand30/101-107Ivanaldo.pdf

11 m. micheletti, Tomismo analitico, Morcelliana, Brescia, 2007

12 m. salvioli, Verso un tomismo postsecolare, Angelicum University Press, Roma, 2014

13 Cfr. g. colombo, Perché la teologia, Editrice La Scuola, Brescia, 19832, p. 116

14 e. morin, La sfida della complessità, cit., p. 74

15 L’espressione è di d. fusaro, Pensare altrimenti, Einaudi, Torino, 2017, p. 77

 

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