“Il progressismo come ideologia”: un contributo all’Annale 2020 di “Chiesa in Italia”

La rivista “Il Regno”, diretta da Gianfranco Brunelli, ha da poco edito l’Annale 2020 di Chiesa in Italia. Il volume, che raccoglie una serie di interessanti contributi, è il risultato del Convegno svoltosi a Camaldoli (nella foto) nel 2019 dal titolo «Alle radici della crisi attuale. Rivoluzione e totalitarismi». Tra i relatori: il cardinal Gualtiero Bassetti, Emilio Gentile, Paolo Segatti, Ilvo Diamanti, Lucia Ceci, Anna Foa, Piero Stefani, Daniele Menozzi, Marcello Flores, Claudia Mancina, il cardinal Walter Kasper, Sabino Cassese.

Qui la segnalazione del volume: http://www.ilregno.it/chiesa-in-italia. Nel testo è presente anche un mio contributo dal titolo «Il progressismo come ideologia».

Offro qui l’incipit della relazione:

 

L’oggetto della nostra riflessione non concerne il progresso tecnico-scientifico, che si afferma nel corso dei tempi moderni, ma l’ideologia del progresso. È l’ideologia che ha governato il neoliberismo economico dell’era della globalizzazione, con la sua fiducia totale nei meccanismi del laissez faire. La stessa che impedisce oggi di misurarsi con il problema dell’ecologia e del rispetto dell’ambiente. L’ideologia del progresso, ciò che chiamiamo “progressismo”, non si limita all’elogio del sapere scientifico e delle sue applicazioni tecniche. Né si limita a sancire, in questo campo, la superiorità del moderno sull’antico. Essa persegue un ideale totale che si presume giustificato dal processo storico: quello di un progressivo perfezionamento (gnoseologico, etico, antropologico) del genere umano. Si tratta di un’idea nuova che si differenzia tanto dall’immagine ciclica del tempo (Grecia, India e, tra i moderni, Vico e Spengler) quanto da quella cristiana, dominata dalla dialettica paolina tra il “già” e il “non ancora”, contraddistinta dalla tensione agostiniana tra le due città che avrà termine solo alla fine dela storiap. La nuova idea del tempo, che si affaccia in Europa sul finire del ‘700, presuppone una paideia, una educazione del genere umano che da barbaro diviene colto ed umano in modo irreversibile.

Questa formazione pedagogica dell’umanità non è tanto l’esito di libere scelte, da parte dell’uomo, quanto di un necessario sviluppo della storia governata dall’idea di Provvidenza. Non si tratta, certo, della Provvidenza cristiana ma di un agente, di un motore della storia, della “talpa” dello Spirito che, hegelianamente, la guida in modo inesorabile. Questo Spirito (Geist) rappresenta la secolarizzazione della visione cristiana di Dio nella storia e trova la sua formulazione nel modello che presiede all’economia politica moderna. Quando Adam Smith introduce, ne La ricchezza delle nazioni, la sua nozione di «mano invisibile» egli porta a compimento l’idea di Bernard de Mandeville espressa ne La favola delle api: la somma degli egoismi individuali coincide con il bene comune. Ripresa dentro il modello dialettico questa concezione conduce alla giustificazione del male come necessario momento di attuazione del bene. L’idea illuministica di progresso, limitata inizialmente al campo del sapere e delle scienze, viene ora a coprire l’intera sfera etica. È la visione hegeliana: la filosofia della storia rappresenta la teodicea cioè una giustificazione razionale del negativo in funzione della realizzazione dell’età della ragione. Tutta l’onda della storia, con le sue guerre, i suoi lutti, la scomparsa di intere civiltà, converge in un unico risultato: l’attuazione della identità tra ragione e realtà nell’età moderna, l’era del compimento. Il progresso storico è guidato da un “dio” nascosto che dirige la freccia del tempo verso il pieno sviluppo dell’Idea.

Si afferma la persuasione, tipicamente illuminista, che l’uomo premoderno sia bambino, infantile, superstizioso, barbaro, immaturo. È la condizione di minorità richiamata da Kant che ben si accorda con la persuasione illuminata per cui la religione – l’affidarsi al “Signore” – sia l’espressione propria di una mentalità infantile. «Non possiamo più essere e pensare come chi ci ha preceduto»: la convinzione del secolo dei Lumi coincide con quella per cui l’entrata nell’era della Luce rappresenta una “purificazione” dalle scorie, sensibili e carnali, proprie dell’uomo vecchio. L’età della Luce è l’età della Ragione che ha definitivamente superato le passioni, conservandole e superandole in un sistema armonioso ove la totalità è il risultato delle parti e della loro evoluzione. Nell’incontro tra il modello della teodicea del ’600 – per cui tutto, compreso il male, volge al meglio – , e l’idea illuminista del progresso sorge l’ideologia del progressismo.

Un’ideologia, va detto, che a noi uomini del XXI secolo appare strana, per molti aspetti estranea. Dopo due guerre mondiali, i campi di concentramento, la bomba atomica, i disastri ecologici, noi non crediamo ad un progresso etico. Nondimeno continuiamo a ancora a muoverci in un modernismo scettico.

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