Korazym: la Chiesa di papa Francesco tra ospedale ed ideologia teocon

Una nuova intervista che prende le mosse dal mio ultimo volume “Francesco. La Chiesa tra ideologia teocon e ospedale da campo” viene da Simone Baroncia del sito di informazione korazym.org. Ve la riporto di seguito.

Korazym.org, sabato 10 aprile 2021, Prof. Massimo Borghesi: la Chiesa di papa Francesco tra ospedale ed ideologia teocon, (Simone Baroncia)

Quando Jorge Mario Bergoglio diviene papa Francesco, il 13 marzo 2013, l’eredità ecclesiale che si trova di fronte non è solo quella degli scandali del clero e della corruzione dei costumi. E anche una eredità ideologica consolidatasi nel mondo cattolico dopo la caduta del comunismo. Intellettuali come Michael Novak, George Weigel, Richard John Neuhaus, Robert Sirico elaborano, a partire dagli anni ‘80 questa sintesi attraverso una rilettura, fortemente deformata, dell’enciclica ‘Centesimus annus’ di san Giovanni Paolo II.

Con ciò divengono, negli anni ‘90, gli opinion makers della Chiesa negli USA e in Europa. Il mondo cattolico, affascinato in precedenza dal marxismo, si ritrova in un modello ecclesiale e politico liberalconservatore.

Il volume del prof. Massimo Borghesi, ordinario di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, dell’Università di Perugia, ‘Francesco. La Chiesa tra ideologia teocon e ospedale da campo’, analizza la stagione dei Catholic Neoconservative e quella della Chiesa di papa Francesco immaginata come un ‘ospedale da campo’ per un mondo in frantumi, due prospettive profondamente diverse che segnano la coscienza cattolica contemporanea.

Professor Borghesi, perché, dopo ‘Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale’ scritto nel 2017, ha scritto un altro libro su papa Francesco?

Questo nuovo volume costituisce la naturale prosecuzione del primo dedicato a Jorge Mario Berogoglio. Una biografia intellettuale (2017). Scopo del primo era di dimostrare la ricchezza della formazione intellettuale del futuro papa contro le critiche, europee e nordamericane, per le quali un “latinoamericano” non poteva che avere una preparazione culturale approssimativa, non adeguata all’ufficio petrino. Nel nuovo libro analizzo, ed è la prima volta in Italia, l’impostazione che sta dietro alle critiche che, soprattutto, negli USA, sono rivolte a Francesco. Da dove vengono? Perché una parte significativa della Chiesa statunitense non comprende Bergoglio e lo indica come il papa “rosso”, peronista, progressista’ C’è un blocco ideologico, maturato non da oggi, che spiega questa incomprensione. Si tratta del filone Neoconservative, teocon, che, formatosi negli anni ‘80 durante la presidenza Reagan, ha progressivamente condizionato il cattolicesimo americano. Intellettuali come Novak, Neuhaus, Weigel, Sirico, sono all’origine del “cattocapitalismo”, una concezione che unisce una incondizionata adesione al capitalismo con le cosiddette cultural wars, con le guerre culturali su due o tre valori etici che esauriscono l’impegno cristiano nel mondo.

In quale modo il papa invita la Chiesa a scegliere tra l’ideologia teocon  e l’ospedale da campo?

Francesco ripropone una Chiesa missionaria e sociale, due dimensioni dimenticate dai Neoconservatori i quali da un lato optano per un cristianesimo “cristianista”, secondo l’espressione di Remi Brague, dialettico, guerriero e, dall’altro per un conformismo totale al modello economico liberistico ed individualistico che si afferma a partire dagli anni ‘90. Un cristianesimo militante e borghese allo stesso tempo. La parte del mondo cattolico che si oppone al  Papa, vuole ordine, confini chiari, idee forti. Disdegna ciò che è debole, aperto, mite. L’immagine della Chiesa è quella di una fortezza blindata che resiste agli attacchi del mondo. Francesco vuole, al contrario, una Chiesa in uscita, incidentata, missionaria, fondata sul primato della testimonianza. Una Chiesa che confida in Cristo e non nel potere. La posizione teocon rappresenta, al contrario, una teologia politica, una teologia che ha bisogno del sostegno del potere per essere.

Perché il papa indica alla Chiesa la via della Misericordia?

Perché, come ha detto espressamente, questa è la via “evangelica” attraverso cui l’uomo contemporaneo, l’uomo della “società liquida”, può volgersi dal peccato al perdono. Al pari del figliol prodigo della parabola egli può tornare dal padre solo perché sa che, nonostante il suo male, quella è la sua casa, quello è il luogo in cui, abbracciato, trova la forza di rialzarsi. La via della Misericordia non è un’invenzione buonista, come lamentano i critici del Papa per i quali Francesco contrapporrebbe la Verità alla Misericordia. Non si tratta di contrapposizione ma di una scelta di metodo: la Misericordia è, oggi più che mai, la via verso la Verità.  E’ la strada indicata dagli ultimi papi. Lo ha detto espressamente Ratzinger- Benedetto XVI nell’intervista a p. Servais: La linea della misericordia unisce Giovanni Paolo II, Benedetto, Francesco.

Per quale motivo le maggiori critiche al magistero di papa Francesco arrivano dagli USA?

Per i motivi che ho accennato e che analizzo, in dettaglio, nel mio volume. Perché è negli Stati Uniti che prende forma, dopo la caduta del comunismo, la nuova versione dell’americanismo cattolico, di un cattolicesimo che si identifica con l’ethos americano. Si tratta di una vera e propria ideologia che fa da schermo e impedisce di comprendere la natura della proposta papale. Lo “scisma americano”, di cui ha parlato Nicolas Seneze in un suo fortunato volume, ha un substrato ideologico che richiede di essere compreso. I teocon hanno esercitato una egemonia nella Chiesa, non solo americana, che non si è affatto spenta. La sua versione ultima, il teopopulismo, è oggi in crisi ma non è morta. Cova sotto la cenere ed è pronta a riemergere. Francesco, come scrive la giornalista americana Cathleen Kaveny, «non sta cercando di cacciare i cattolici conservatori dalla Chiesa. Ma ha fermato decisamente i loro sforzi per espellere tutti gli altri».

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