La comunità e il nemico. Teodicea e teologia politica in Hegel

In occasione dei duecentocinquanta anni dalla nascita di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, la Rivista “Sophia” dedica un numero monografico al filosofo di Stoccarda. Gli interventi che ruotano intorno alla relazione tra cristianesimo e filosofia hegeliana vedono i contributi di Piero Coda, Vincenzo Vitiello, Massimo Donà, Marco Martino, Massimo Borghesi, Marco Moschini, Kurt Appel. Il mio saggio reca il titolo “La comunità e il nemico. Teodicea e teologia politica in Hegel”.

Riporto uno stralcio della parte finale:

«Il Dio hegeliano ha bisogno del nemico, del negativo, della contraddizione. È un Dio “manicheo”, dialettico. Hegel è rimasto, fino alla fine, vicino al Goethe del Faust per il quale Dio ha bisogno del diavolo per muoversi, creare, essere attivo. Non c’è vita senza contrasto, morte, guerra. Non c’è bene senza il male. In sede filosofica era stato Fichte il primo a postulare una tensione dell’io finito verso l’Assoluto solo mediante la negazione del non-io, dell’altro. L’anima faustiana dell’idealismo tedesco non ammette, nonostante la sistematica hegeliana, la quiete della conciliazione. L’unità razionale presuppone l’avversario esterno, presuppone la guerra. È per questa concezione che la teodicea hegeliana costituisce, nel senso di Carl Schmitt, una teologia politica. La schmittiana dialettica amico-nemico è l’esito ultimo di un hegelismo spogliato dalle valenze etico-logico-metafisiche del sistema. È la lezione di realpolitik che permane là dove le pretese di unire ragione e storia saltano di fronte all’imporsi dello stato di natura hobbesiano. Riconducendo Hegel a Hobbes, Schmitt lo demitizza, ne toglie l’aureola, ne svela l’arcano».

Qui il link della rivista.

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