Oltrecortina. In libreria il volume di Annalia Guglielmi, memoriale di incontri nell’Europa dell’Est

Oltrecortina-Guglielmi(1)[1]di Massimo Borghesi. Un libro di memorie, “Oltrecortina” di Annalia Guglielmi, nato quasi per caso. Un vero e proprio memoriale degli incontri fatti nell’Europa dell’Est segnata dalla cortina di ferro, nel periodo cruciale 1973-1989. Il risultato è notevole, al punto che non si può non essere grati all’autrice per la sua testimonianza e il suo racconto di quanto, in Occidente, era allora ignoto o pesantemente filtrato. Il libro è particolarmente utile oggi, in un’epoca in cui si rincorre il presente, per fare memoria del passato di un’Europa in cui, come testimonia la cronaca, la tentazione di erigere muri è sempre alta. Il volume si divide in due parti: la prima è il “diario di un viaggio” che attraversa un ventennio e tre grandi Paesi del centro Europa: Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia; la seconda, invece, è una vera e propria preziosa “antologia di personaggi”, che l’autrice ha incontrato e intervistato nel corso degli anni. Pubblichiamo l’introduzione di Massimo Borghesi.

 

Oltrecortina
Annalia Guglielmi
Euno Edizioni
p. 272
€ 25.00
ISBN: 9788868590819
Introduzione di Massimo Borghesi – Postfazione di Claudio Saita
http://www.eunoedizioni.it/content/oltrecortina
Un profilo di Annalia Guglielmi.

 

L’introduzione di Massimo Borghesi.

Oltre i muri dell’Europa

 

Un libro di memorie, quello di Annalia Guglielmi, nato quasi per caso. Molti dei capitoli, con il titolo Note di viaggio, sono stati anticipati nel sito www.gariwo.net,  dedicato a “La Foresta dei Giusti”, curato da Gabriele Nissim. Al termine delle Note di viaggio è sorta l’idea del libro, un memoriale degli incontri fatti nell’Europa dell’Est segnata dalla cortina di ferro nel periodo cruciale 1973-1989. Il risultato e notevole, al punto che non possiamo non essere grati all’Autrice per la sua testimonianza e il suo racconto di quanto, in Occidente, era allora ignoto o pesantemente filtrato. Una gratitudine particolare, a più di 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, nel 1989, quando l’oblio per gli avvenimenti e i personaggi di allora è divenuto pressoché totale. Non del tutto, però, come documenta il bel libro di Valentina Parisi dedicato al Samizdat, Il lettore intelligente, edito da Il Mulino. La Guglielmi, da parte sua, dedica il suo lavoro ai giovani di oggi, a coloro che nulla sanno della nuova Europa, dei sacrifici e dei lutti vissuti da uomini che hanno lottato per ottenere la libertà nei Paesi dell’Est. Un’ignoranza letale che, a fronte delle miserie di un’Europa divisa dagli interessi economici, porta oggi al disprezzo delle forme democratiche e al riproporsi di nuovi modelli autoritari. Per questo il libro della Guglielmi non è solamente un testo sul passato. Esso è volto al presente; costituisce un messaggio per l’oggi, per non dimenticare.

Come tale Oltrecortina rientra nella categoria della memorialistica, di chi si è trovato, per caso o per scelta, al centro di eventi che hanno segnato la storia e che, a distanza di anni, avverte l’esigenza che fatti e volti, legati indissolubilmente alla propria persona, non abbiano a scomparire, a sprofondare nell’oblio.

Nel caso della Guglielmi la rischiosa avventura di una universitaria di 20 anni, che da Bologna si trasferisce a Budapest, inizia con l’incontro con don Francesco Ricci (1930-1990), un sacerdote di Forlì, grande tessitore di una trama di relazioni che spaziava dall’Europa dell’Est all’America latina. Don Ricci è un personaggio straordinario, collaboratore della prima ora di don Luigi Giussani nell’esperienza educativa di Gioventù studentesca, è, nel senso migliore del termine, un intellettuale cattolico animato da una fede forte e intensa. A lui si deve, nel 1966, la fondazione di CSEO, Centro Studi Europa Orientale, che dal 1968 diverrà un bollettino mensile cui si affiancherà, nel 1978, anche una casa editrice. CSEO chiuderà i suoi battenti, per problemi di natura finanziaria, nel 1984. I 190 numeri editati, da cui sono tratti molti dei saggi riportati qui nella parte antologica, costituiscono una documentazione unica su quanto è accaduto nell’Est Europa nel ventennio ’70-’80. Molti di questi testi sono stati portati in Italia, nella sede forlivese del mensile, proprio da Annalia Guglielmi. Con coraggio e rischio, nascosti nel bagaglio delle auto, nelle valigie, negli indumenti, per superare le ferree barriere di allora, dominate da mitra spianati e dall’abbaiare dei cani, in un mondo recintato da torrette e da fili spinati. Cosi la prima edizione de Il potere dei senza potere di Václav Havel, riflessione teorica sull’esperienza di Charta ’77, arriverà nascosta dentro una confezione di formaggini. Era il mondo segnato dalla divisione di Yalta. Ḗ quel mondo che don Francesco Ricci vuole idealmente superare. Yalta annullava, agli occhi dell’Est e dell’Ovest, l’Europa centrale, la sradicava dai suoi legami storico ideali. Si trattava di ricreare il “ponte”, di ritrovare i nessi perduti. Non al modo, però, di una prospettiva dominata innanzitutto dall’idea del nemico, come accadeva in pressoché tutti gli organi di informazione di impostazione “occidentale” il cui unico scopo era la lotta al comunismo. In CSEO la critica al marxismo sovietico era indissolubilmente congiunta alla riscoperta di una positività che veniva prima: quella dell’umanità di testimonianze, esistenziali e intellettuali, che avevano da dire qualcosa di inedito all’Occidente. Per don Ricci non si trattava appena di commuovere o di riempire di orrore l’Ovest ma di evidenziare un positivo nell’Est dissidente che poteva cambiare anche l’Europa “libera”. Il sacerdote forlivese partecipava, in tal modo, di quella corrente del pensiero cristiano che vedeva, tra gli altri, la figura di P. Romano Scalfi promotore della rivista “Russia cristiana” che poi diverrà “L’altra Europa”. Una corrente, per la quale valeva il motto “Ex Oriente lux, una speranza che sembrerà avverarsi dopo l’elezione del cardinale polacco Karol Wojtyła al soglio pontificio, nel 1978.

Per Annalia Guglielmi l’avventura dell’Est inizierà, come si è detto, nel 1973. Attraversa, in un ventennio, i tre grandi Paesi del centro Europa: Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia. Preziosa la descrizione di Budapest del ’73. Una città colma ancora delle ferite lasciate dall’insurrezione del 1956, contrassegnata dal grigiore degli edifici e della gente. I giovani sono agnostici, dediti all’alcool; il tasso dei suicidi è molto elevato. La situazione ecclesiale viene realisticamente fotografata a partire da un doppio fallimento: quello inaugurato dal duro confronto con lo Stato comunista ad opera del cardinal Mindszenty, che si autoreclude nell’ambasciata americana di Budapest dal 1956 al 1971, e quello dettato dall’approccio troppo morbido e accondiscendente della Ostpolitik vaticana disposta a tutto concedere pur di salvare l’apparato istituzionale della Chiesa. Qui la Guglielmi scopre i membri della comunità “Bukor” (Cespuglio), qui conosce e fa conoscere in Italia la poesia di János Pilinsky, uno dei massimi poeti ungheresi. Nel 1978 l’autrice passa in Polonia dove usufruisce di un incarico di insegnamento presso l’Università cattolica di Lublino. L’attraversamento della frontiera cecoslovacca per arrivare in Polonia evoca i colori cupi di un film. A Varsavia, distrutta nella seconda guerra mondiale, con la piazza centrale fedelmente ricostruita, i negozi sono desolatamente vuoti, le code interminabili, negli autobus l’odore di vodka è insopportabile. Non è facile per una giovane “occidentale” non ancora trentenne adattarsi a questo mondo. Nella vita quotidiana e in Università, a Lublino, deve imparare a diffidare, ad usare un linguaggio cifrato, a dissimulare. Dopo l’89 scoprirà, con dolore, che taluni “amici” di allora erano spie del regime. Conosce i principali protagonisti di quella che sarà poi la primavera polacca segnata da Solidarność. Nei locali del KIK, in via Kopernika a Varsavia, incontra gli intellettuali Tadeusz Mazowiecki, Jacek Kuroń, Bronisław Geremek. La tensione ideale, l’opposizione a un regime di menzogna, viene pagata con restrizioni, preclusione delle carriere accademiche, blocco di ammissione all’università per i propri figli. La galleria degli incontri non si ferma qui. Rilevante è quello con il cardinal Wyszyńsky, il grande defensor fidei della Polonia, il primate che affida la sua nazione alla protezione della Madonna di Częstochowa. A Cracovia, la più bella città polacca risparmiata dalla distruzione della guerra dal governatore tedesco Hans Frank, la Guglielmi conosce il dinamico e giovanile cardinale Wojtyła, il qual nel 1978 diviene Giovanni Paolo II. Ḗ la svolta, l’avvenimento che segna il destino dell’Est Europa. In pochi mesi tutto cambia. Viene meno il tedio e la rassegnazione; tutti ripetono il «Non abbiate paura!», la celebre espressione del discorso di inizio Pontificato. Nasce Solidarność, nel 1980, il sindacato operaio guidato da Lech Wałęsa attorno alla colossale croce negli stabilimenti navali di Danzica. Ancora una volta, documenta la Guglielmi, non e l’odio per il nemico a muovere ma il desiderio di realizzare una posizione nuova, positiva, non violenta. Che fa, comunque, paura a un regime che scricchiola e che sente il fiato sul collo degli altri Paesi dell’URSS intimoriti da quanto accade in Polonia. A fine 1981, il 13 dicembre, viene proclamato lo stato di guerra. I carri armati solcano al mattino le strade ghiacciate, spettrali, deserte.

Il viaggio “Oltrecortina” di Annalia Guglielmi non si chiude sui cingolati. Prosegue nella cupa Cecoslovacchia, il Paese più chiuso del blocco sovietico. Qui, dopo la dura repressione dei moti di Praga, nel 1968, una luce appare con Václav Havel e l’esperienza di Charta ’77, i cui atti verranno pubblicati da CSEO nel secondo volume dei suoi “Outprints”. L’autrice incontra clandestinamente Havel a Praga. Non sarà l’unico meeting praghese. Josef Zvěřina, l’indomito sacerdote internato prima dai tedeschi nel lager e poi dallo Stato comunista nei campi di lavoro, è un altro testimone della verità, membro di Charta ’77, che viene qui ricordato. Così, a più di 25 anni dal crollo del comunismo e dell’URSS, un insieme di personaggi, in parte ripagati dalla storia successiva con importanti ruoli pubblici, ritrovano nelle pagine del volume la loro umanità, lo spessore di allora quando i loro nomi erano noti solo in una piccola cerchia. Non si tratta di microstoria ma di una grande storia, maturata nel silenzio e nelle privazioni, che a un certo momento è stata in grado di diventare Evento. Il memoriale della Guglielmi è, innanzitutto, un omaggio reso a loro, ai nomi noti e a quelli che, non godendo di fama, sono stati però significativi nel restituire ai loro popoli l’onore perduto e alla fede l’attualità di Cristo nella storia, anche in quella più oscura. Il volume è altresì un omaggio a don Francesco Ricci, il grande pontiere nei rapporti tra i cristiani dell’Est, cattolici e ortodossi, e quelli dell’Ovest. Un omaggio che abbraccia anche il lavoro editoriale di CSEO, al punto che risulterebbero auspicabili ricerche e studi in grado di riproporre, dal ricco archivio dell’editrice, documenti e saggi di sicuro interesse così come il volume che presentiamo documenta. Il Centro Studi Europa Orientale ha chiuso la sua attività nel 1984, cinque anni prima della caduta del Muro. Anch’esso, non c’è dubbio, ha contribuito allo sgretolarsi di quella barriera che ha, a lungo, diviso città, popoli, nazioni. Una lezione fondamentale per l’oggi, un tempo in cui l’Europa dimentica del proprio passato, tende a ricreare, sotto mutate spoglie, nuove divisioni.

 

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