Roberto Persico recensisce sul Foglio il volume su Guardini

Ne “Una fogliata di libri”, l’inserto del Foglio curato da Matteo Matzuzzi e dedicato alle più significative uscite editoriali, il 10 ottobre scorso Roberto Persico ha recensito il mio ultimo volume su Guardini. Ecco il testo (a questo link la recensione sul Foglio online)

 

Massimo Borghesi

Romano Guardini

 

Nel 1925 esce L’opposizione polare. Tentativi per una filosofia del con­creto-vivente. L’autore è un sacerdote cattolico, ha quarant’anni e da poco gli è stata affidata la cattedra di Ka­tholische Weltanschauung nella tra­dizionalmente protestante Universi­tà di Berlino; sente perciò giunto il momento di pubblicare un’opera in cui esporre i fondamenti della sua posizione culturale, su cui riflette da vent’anni. In questo testo chiave, Guardini – in estrema sintesi – spiega che “l’essere non è ‘unilaterale’ ma `bilaterale’. E’ una unità, ma si deve cogliere di volta in volta da due par­ti”. Vale per la realtà in generale: ogni oggetto è al tempo stesso identi­tà e cambiamento, e può essere pen­sato solo tenendo presenti entrambi i fattori. Ma vale a maggior ragione per la vita umana in tutti i suoi aspetti. La vita infatti è – sempre e inevitabil­mente – tensione fra poli opposti: au­torità e libertà, ordine e creatività, tradizione e innovazione, individuo e comunità eccetera non sono termini di una lotta in cui uno debba prevale­re sull’altro, e neppure antitesi che debbano essere risolte – come voleva Hegel – in una sintesi superiore. Op­posizione infatti – annota Guardini ­è ben diverso da contraddizione. Questa contrappone due elementi in­compatibili, come bene e male, e im­pone una scelta. Le opposizioni inve­ce sono strutturali, necessariamente complementari; ed è proprio dalla tensione sempre rinnovata e che sempre trova fra i termini opposti equilibri diversi che la vita si svilup­pa. Un principio che trova applica­zione e conferma in tutti gli ambiti dell’esistenza: nella vita personale, lo sviluppo dell’io è inseparabile dal­l’apertura all’altro; nella conoscenza, il pensiero logico è sostenuto da un legame affettivo con l’oggetto; la vita sociale e politica si muove incessan­temente tra conservatori e progressi­sti; e così via. Di particolare rilievo l’applicazione del modello alla vita della chiesa, i cui limiti Guardini de­nuncia in modo drammatico (e profetico…): “Quello che facciamo noi, scrivere libri e tenere discorsi e orga­nizzare, è qualcosa di disperato, che non dice niente”. L’ateismo moderno infatti non nasce da un ragionamen­to, ma da una ribellione, le cui moti­vazioni – “L’uomo che si è ribellato ha molto sofferto” – vanno assunte al­l’interno dell’opposizione. Non si tratta perciò di riproporre un discor­so pur vero ma astratto, ma di “porsi dal punto di vista esistenziale per co­gliere le ragioni che impediscono al­la coscienza moderna il rapporto con Dio”. Massimo Borghesi, ordinario di filosofia a Perugia, si dedica allo stu­dio di Guardini da decenni, e il libro è una sintesi insieme rigorosa e agi­le della riflessione del pensatore italo-tedesco, di cui sottolinea la profonda attualità: “Oggi il mondo torna ancora a dividersi secondo fa­glie che da oppositive tendono a di­ventare contraddittorie. Per questo il modello antinomico, che tiene uniti gli opposti impedendone la guerra, è il paradigma di cui il mo­mento presente ha urgentemente bi­sogno”. (Roberto Persico)

 

ROMANO GUARDINI
Massimo Borghesi
Jaca Book, 220 pp., 20 euro

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