Romano Guardini. Antinomia della vita e conoscenza affettiva

Nel mio percorso di ricerca la figura di Romano Guardini rappresenta un riferimento costante. A volte perché la incontro nei temi e negli autori che indago, come nelle recenti biografie intellettuali di Luigi Giussani e di Jorge Mario Bergoglio. A volte come oggetto di specifici approfondimenti. Così fu con il mio “Romano Guardini. Dialettica e antropologia”, pubblicato da Studium nel 1990 e poi, con significative modifiche, nel 2004. In questi giorni ho dato alle stampe “Romano Guardini. Antinomia della vita e conoscenza affettiva” (Jaca Book, Milano, 2018) che si pone in continuità con la monografia pubblicata da Studium. Ecco una sintesi dei temi trattati.

 

A cinquant’anni dalla morte, la riflessione dell’italo-tedesco Romano Guardini, figura chiave per il pensiero di Jorge Mario Bergoglio, ritorna a nuova attualità. Il volume rilegge il cuore della filosofia guardiniana, la sua dottrina dell’opposizione polare, alla luce degli scritti inediti pubblicati negli ultimi anni. La teoria della polarità appare, così, come una pagina radicata nella biografia del filosofo e, al contempo, come un tentativo di risposta alle dilacerazioni storico-esistenziali provocate dalla Grande Guerra. Il risultato è un pensiero antinomico, teso tra unità e distinzione, il cui scopo è riconciliare soggetto e oggetto, libertà e verità, modernità e religione. Fedele alla lezione di Max Scheler, Guardini persegue, attraverso l’incontro con Agostino e Bonaventura, un conoscere affettivo capace di unire cuore e ragione, intuizione e concetto. Un contributo ancora oggi di grande rilievo in un contesto internazionale fortemente polarizzato. Come scriveva Guardini nel 1964: «La teoria degli opposti è la teoria del confronto, che non avviene come lotta contro un nemico, ma come sintesi di una tensione feconda, cioè come costruzione dell’unità concreta».

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