Se Il Sole 24 Ore racconta “il pensiero del Gius”

von-b11[1]Con il titolo “Il pensiero del Gius”, Giovanni Santambrogio, collaboratore storico del quotidiano economico-finanziario Il Sole-24 Ore, pubblica una recensione dell’ultimo libro di Massimo Borghesi sul pensiero di don Giussani. «Entrare nel pensiero e nella teologia di don Giussani», annota il recensore, «significa aprirsi alla frequentazione intellettuale e anche ai rapporti personali con i grandi del Novecento da Bonhoeffer a Guardini, da Rahner a von Balthasar (nella foto) e Ratzinger, autori ora indiscussi, allora guardati con sospetto e timore da molto tradizionalismo cattolico».

 

Il Sole 24 Ore, domenica 3 gennaio 2015, p. 28, Il pensiero del Gius (G. Santambrogio)

 

L’elezione di Papa Francesco ha avviato un forte ripensamento sulla presenza della chiesa nel mondo e, prima ancora, sull’identità del cristiano. Lo stesso Giubileo straordinario della misericordia, così come è stato impostato e come vede coinvolta la gerarchia ecclesiastica, va nella direzione di costringere istituzioni e fedeli a riportare al centro della riflessione la fede, perno dell’agire cristiano e di una nuova umanità. Bergoglio energicamente pone il tema della “presenza”, diventato in molti casi dramma con il martirio e le persecuzioni: chi è il cristiano, che cosa lo distingue, che linguaggio deve parlare, come deve vivere in un mondo secolarizzato e indifferente a Dio? Domande che sollevano questioni relative alla teologia (la riflessione su Dio in una cultura che ha assimilato la “morte di Dio”), alla dottrina (l’affermazione dei valori in un mondo che non li riconosce e li scardina servendosi della scienza), all’impegno socio-politico (la risposta alle ingiustizie resa ora più complessa dalla globalizzazione). La chiesa vive un passaggio storico che può vederla nuovamente protagonista se ritrova la via della proposta e della testimonianza. Ma che cosa significa tutto questo? Papa Francesco ripete: incontrare Cristo e riconoscerlo presente oggi.

La questione così formulata e il contesto storico apatico, se non ostile, verso la chiesa richiamano la stagione della nascita di Gioventù studentesca – poi Comunione e Liberazione – e l’ininterrotto lavoro di don Giussani nel proporre ed affermare una presenza cattolica viva in un Occidente dove i «valori cristiani senza Cristo» stavano creando una «pretestuosa ideologia cristiana». Bergoglio da vescovo di Buenos Aires aveva presentato in Argentina quattro libri fondamentali di don Giussani, Il senso religioso, Perché la Chiesa, L’attrattiva Gesù, Si può vivere così, confidando pubblicamente nel 2001 due ragioni che lo legavano al sacerdote italiano: «La prima, più personale, è il bene che negli ultimi dieci anni quest’uomo ha fatto a me, alla mia vita sacerdotale attraverso la lettura dei suoi libri. La seconda ragione è che sono convinto che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo. Oserei dire che si tratta della fenomenologia più profonda e, allo stesso tempo, più comprensibile della nostalgia come fatto trascendentale».

Il pensiero, la teologia, la portata culturale dei testi di don Giussani e della sua opera nella costruzione di un movimento ecclesiale internazionale sono al centro del primo e interessante studio critico scritto da Massimo Borghesi sul sacerdote di Desio che ha dialogato intensamente tre Papi. Con Paolo VI con il quale ha discusso e perfezionato la categoria del “senso religioso”, allora in odore di modernismo e invisa per la sua antropologia all’establishment ecclesiastico italiano; con Wojtyla che ha riconosciuto il movimento di Cl; con Ratzinger che lo ha incoraggiato nell’opera e ha tenuto l’omelia funebre in rappresentanza di Giovanni Paolo II. Il volume porta un sottotitolo eloquente: «Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno». Lo scrupoloso lavoro di Borghesi va a completare la figura ricca e poliedrica di don Giussani descritta dalla imponente biografia di Alberto Savorana (Don Giussani, Rizzoli) e dai tre rigorosi volumi di storia di Comunione e Liberazione di Massimo Camisasca (San Paolo). Entrare nel pensiero e nella teologia di don Giussani significa aprirsi alla frequentazione intellettuale e anche ai rapporti personali con i grandi del Novecento da Bonhoeffer a Guardini, da Rahner a von Balthasar e Ratzinger, autori ora indiscussi, allora guardati con sospetto e timore da molto tradizionalismo cattolico. Significa aprirsi al dialogo con il protestantesimo (Giussani è stato un attento studioso di Niebuhr), rileggere la grande letteratura internazionale e italiana valorizzando autori poco graditi a certo cattolicesimo come Leopardi, Pavese, Pasolini e Testori. Da dove parte questa attenzione? Da una categoria: il “senso religioso” che orienta il cuore e la ragione dell’uomo ad un significato ultimo dell’Essere che costituisce l’anima della sua intelligenza e della sua affezione. Non solo, c’è poi la categoria dell’“incontro” (un incontro che diventa avvenimento). Terza categoria fondamentale, l’“esperienza” che non ha una connotazione etica ma ontologica. L’incontro è testimonianza, ovvero una presenza che rappresenta, quindi l’etica che ne scaturisce è riverbero dell’ontologico. Queste tre categorie hanno sfidato la modernità attraversandola e continuano ad agire da “attrattiva” nella frammentazione postmoderna. Il saggio di Borghesi documenta con precisione e chiarezza l’attualità del pensiero di Giussani, racconta quanto sia stato vagliato e forgiato dalla storia e mostra quanto possa contribuire oggi al rinnovamento della chiesa intrapreso da Papa Francesco.

 

Massimo Borghesi, Luigi Giussani – Conoscenza amorosa ed esperienza del vero. Un itinerario moderno, Edizioni di pagina, Bari, pagg. 260, € 16,00.

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