Tradizione ecclesiale e destra politica. La confusione di “Cesare Baronio”

Un tempo, quando le riviste, letterarie-filosofico-politiche, contavano qualcosa non era inusuale trovare dibattiti, anche accesi, che coinvolgevano le idee e la persona di chi scriveva. Tutto ciò, spesso, con accenti di ironia. Ombre del passato. Qualcosa rimane in un dialogo a distanza tra i vari blog. Così l’anonimo autore che cura «Il blog di Cesare Baronio», fregiandosi del nome dell’illustre cardinale e storico del ‘500 (raffigurato nell’immagine), pubblica un testo dal titolo La strana convergenza tra il filosofo e il partito di Francesco.

L’Anonimo risponde al mio articolo del 30 aprile Viganò e Agamben, la strana convergenza tra il vescovo e il filosofo pubblicato su IlSussidiario.net. In esso mettevo in luce la convergenza ideale del  vescovo Viganò e  del filosofo Giorgio Agamben nella critica al Papa, reo di aver chiuso le chiese e di essersi fidato della «nuova religione» della scienza. Se discuto qui il testo dell’Anonimo è perché costituisce un esempio manifesto della ideologia che pervade la gran parte della galassia cattolica che si oppone oggi al pontificato. Quella ideologia è dettata da uno strettissimo connubio tra difesa della tradizione religiosa ed adesione alla destra politica. Si tratta, cioè, della perfetta illustrazione di un modello teologico-politico, di una deriva che ho trattato  nel mio volume Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson: la fine dell’era costantiniana del 2013 e, ultimamente, nel mio articolo L’odio verso gli ultimi papi: una questione politica.

L’autore, nella sua difesa di mons. Viganò e nel palesare la sua opposizione frontale alla Chiesa di papa Francesco, gioca a carte scoperte. L’anonimato lo aiuta. Afferma che: «Massimo Borghesi si stupirà nel sapere che condivido quasi completamente la sua analisi, pur trovandomi io sul fronte opposto a quello cui egli orgogliosamente rivendica di appartenere». Potrei dire lo stesso da parte mia. Comprendo chiaramente la sua posizione, la logica che la guida, anche se la mia valutazione è opposta alla sua. Quello che apprezzo nel mio enigmatico interlocutore è la sua parresia. Afferma di essere «un tradizionalista, un conservatore di quella che per semplificare tanto lui quanto io chiamiamo “destra”; destra religiosa, destra sociale, destra politica. Ma nonostante questo, trovo sorprendente ch’egli identifichi con tanta precisione chi sta a destra, appunto, e chi a sinistra». Personalmente si colloca

nel campo di quelli che vengono indicati come “nemici di papa Francesco”, ci sono i sovranisti, i conservatori, coloro che difendono i propri cittadini dall’invasione e dal progetto di sostituzione etnica, i difensori della Tradizione e – ça va sans dire – della Messa tridentina, nemici della globalizzazione e attenti alla valorizzazione delle identità nazionali e regionali. Ai reazionari manca però un capo: non a tutti è dato di poter vantare nientemeno che il Romano Pontefice tra i propri ranghi.

Il quadro non potrebbe essere più chiaro. Qui non si gioca più, come nel caso del vescovo Viganò, con il linguaggio democratico preoccupato dalla limitazioni delle libertà grazie alla “invenzione” dell’epidemia. No, l’autore è netto: la battaglia contro Francesco è una guerra contro tutta la Chiesa del Concilio, contro l’Europa, contro il liberalismo in generale. L’Anonimo è un perfetto esponente del pensiero reazionario e se ne gloria. Nel suo estremismo manifesta una tendenza in atto, quella di tanti cattolici che, impauriti dagli esiti relativisti dell’era della globalizzazione, si sono trovati spinti a destra anche per il progressismo ideologico e frivolo di molte componenti di sinistra.

In questa corsa verso destra i motivi religiosi si intrecciano con quelli politici e la mistura ci riporta alla Action française di Charles Maurras, all’idea dello Stato cattolico-nazionale di Francisco Franco e di António de Oliveira Salazar. Siamo tornati, d’incanto, al mondo cattolico della neoscolastica, della Chiesa assediata nella fortezza blindata, della lotta contro il mondo moderno. Settant’anni di riflessione post-conciliare gettati nel cestino. Questo ritorno al passato, questa “reazione”, indica una lacuna grave, la mancanza di un pensiero, da parte del cattolicesimo odierno, capace di misurarsi con l’attualità storica. Il pensiero cristiano-reazionario contemporaneo parte da un postulato: l’adesione al quadro politico liberal-democratico comporta, in sede teologica, il modernismo dottrinale. Si tratta di un postulato totalmente errato e che condiziona, però, gran parte della galassia della destra cattolica avversa al Papa. Come scrive l’Anonimo:

Se non fossi “tradizionalista”, probabilmente la penserei come Borghesi, e se Borghesi a sua volta non fosse “modernista” la penserebbe come me. Con la differenza che io – e con me una schiera infinita di credenti di tutte le epoche e di tutti i continenti – non mi sono dovuto inventare una religione per assecondare un presunto bisogno interiore, ma ho semplicemente riconosciuto con la ragione e accettato con la volontà quella divina Rivelazione che Gesù Cristo, seconda Persona della Santissima Trinità, si è degnato portare con la propria Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione per salvare chi crede in Lui, e solo loro, che Egli ha riscattato con il proprio Sangue sul legno della Croce.

Sull’altro versante, invece, la Rivelazione non esiste: esiste una serie di costruzioni umane, sviluppate dal “bisogno del sacro”; tra queste costruzioni vi è la divinità stessa di Gesù Cristo, il contenuto dei Vangeli, l’elaborazione dottrinale della “comunità primitiva”, l’invenzione dei dogmi, la costrizione morale, i Sacramenti, la Messa, il sacerdozio. Insomma: una religione non divina, banalmente umana, orizzontale, immanente e proteiforme, anzi: fluida, come piace dire oggi. La religione di papa Francesco, del Vaticano II, del Modernismo, della Massoneria.

L’affermazione tradisce il postulato del pensiero reazionario e ne manifesta tutti i suoi limiti. Non solo Francesco non è, come tutti i papi che lo hanno preceduto, “modernista” ma, se consente il mio interlocutore, non lo sono nemmeno io. Se lo fossi stato non dubito che l’Anonimo ne avrebbe approfittato ampiamente. Purtroppo per lui non lo sono, né lo sono mai stato. Al centro della mia riflessione v’è la critica al razionalismo di Hegel e della sua scuola, il rifiuto della cristologia idealista, della “costruzione” di Dio. Il mio pensiero è, dal punto di vista ecclesiale, pienamente “ortodosso” e, nondimeno, mi ritrovo  ad optare per un quadro politico liberal-democratico senza la pretesa di darne un’investitura teologica.

Quella investitura che egli, invece, pretende di conferire alla destra politica consacrata religiosamente. Con il risultato di ridurre la sua fede a religione politica e di trasformare i successi e gli insuccessi politici in altrettante vittorie o disfatte teologiche.

Grande è la confusione sotto il cielo. In gioco, proprio contro il modernismo, vi è la distinzione tra naturale e soprannaturale, tra grazia e libertà. Il pensiero reazionario, al pari di quello modernista, confonde i piani, li unifica in un unico blocco e così riporta in auge visioni ideologiche del passato. Il testo dell’Anonimo ne è una eloquente testimonianza.

3 pensieri su “Tradizione ecclesiale e destra politica. La confusione di “Cesare Baronio””

  1. La cosa che mi preoccupa è la incapacità, sia della sinistra “progressista “ che della destra “reazionaria” di lasciarsi contestare e mettere in crisi dalla Chiesa. Lo schema mentale è : “ io possiedo la verità è la Chiesa è lo spazio in cui devo affermarla. A me don Giussani ha insegnato un’altra cosa: “ la Chiesa è un avvenimento di grazia più grande di me ed io devo lasciare che questo avvenimento metta in crisi le mie certezze. Io sono, radicalmente, un discepolo, uno che segue, uno che sta dentro un grande popolo in cammino nella storia. Il popolo ha una sua guida stabilita dallo Spirito per mezzo della successione apostolica. Chi guida può commettere degli errori ( è scelto dallo Spirito però è umano. Non mi allontanerò dal popolo perché non mi trovo con il temperamento umano di chi lo guida e neppure per i suoi errori. Per poter criticare in modo giusto e costruttivo bisogna prima avere molto obbedito, avere fatto proprie le ragioni e le preoccupazioni di chi guida. Bisogna prima di tutto essere discepoli ( Evangelii Gaudium: il discepolo missionario) ed essere popolo.
    Nelle critiche al Papa quello che addolora è il rifiuto di essere discepoli e di essere popolo. Non è possibile essere uniti a Cristo se ci si separa dai segni visibili che Cristo ci ha dato per seguirlo che sono il Papa ed i vescovi.

  2. Sono commosso e un po’ addolorato che Lei, prof sia l’unico intellettuale italiano a scandire in termini così rigorosi la grandezza di Papa Francesco, e vedo come provvidenziale l’intervento del Prof Buttiglione, vittima nel 2004 di una ingiusta mancata nomina a Commissario europeo, anche da parte di chi doveva difenderlo, di membri non certo sospettabili di laicismo. Grazie al primo per la sua statura di padre intellettuale (direbbe Sertillanges) e al secondo per la testimonianza stupenda di fedeltà alla Chiesa, nostra Madre e per la sua splendida carità politica.

  3. Sono contenta che stiate affrontando apertamente questo grande equivoco, molti cattolici non hanno un giudizio sulla realtà a partire dalla loro appartenenza alla chiesa, da Gesù vivo incarnato oggi, ma per giudicare tutti gli aspetti della realtà si rifanno a schemi di partiti di sinistra o di destra. Ma noi cristiani abbiamo una ricchezza umana che scaturisce dalla appartenenza a Cristo che tutti ci invidiano e tanti l’attendono. Per cadere in questo equivoco vivono un vuoto assoluto.

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