L’eredità di Ruini nella Chiesa e nella società italiana

Voglio condividere con voi alcune riflessioni nate da una mia recente intervista per ilSussidiario TV, durante la quale ho affrontato uno dei nodi più complessi e dibattuti della storia recente della Chiesa italiana: il rapporto tra cattolicesimo e politica attraverso la figura del cardinale Camillo Ruini.

Per oltre quindici anni alla guida della CEI, Ruini è stato spesso definito il “Richelieu” o il “Mazzarino” della politica italiana. Non è un’esagerazione: parliamo di un uomo di Chiesa dotato di una finissima intelligenza politica e storica. Il suo merito iniziale fu quello di cogliere in anticipo il cambiamento d’epoca inaugurato dal 1989. Con la caduta del comunismo e la conseguente fine della Democrazia Cristiana, il grande problema divenne come la Chiesa dovesse rapportarsi al mondo e al potere in questo nuovo scenario. La sua mossa fu quella di inserire la Chiesa in una sorta di “santa alleanza” con quelle forze occidentali, guidate dalla leadership americana, che si erano storicamente opposte al blocco sovietico.

L’illusione post-1989 e i “valori non negoziabili” Negli anni ‘90, molti uomini di Chiesa condividevano un ingenuo ottimismo: credevano che, crollato l’ateismo marxista, l’Europa avrebbe vissuto una grande e spontanea rinascita cristiana. La storia ci ha mostrato che accadde esattamente l’opposto: l’era della globalizzazione ha accelerato brutalmente il processo di secolarizzazione. Di fronte a questa deriva imprevista, la strategia di Ruini fu quella di compattare i cattolici attorno a un “nucleo duro” di principi, i cosiddetti valori non negoziabili: la vita, la famiglia, la libertà di educazione.

Tuttavia, è proprio qui che emerge il limite storico del progetto ruiniano. Concentrando tutta l’attenzione pubblica e politica della Chiesa esclusivamente sulla difesa di questi specifici valori, si è finiti per sottovalutarne o oscurarne del tutto altri. La ricchezza della dottrina sociale della Chiesa è stata ridotta a una singola trincea, e il resto è passato in secondo piano.

Il Family Day e l’abbraccio con il centrodestra L’emblema di questa stagione è stato senza dubbio il Family Day del 2007, organizzato contro la legge sui “Dico”. Da un punto di vista strettamente formale, l’organizzazione di quell’evento era del tutto legittima: fa parte della libertà della Chiesa e dei cattolici opporsi in modo strutturato e visibile a derive sociali che non condividono. Il vero problema fu la politicizzazione e la settorializzazione di quel gesto. Divenne uno strumento polemico contro uno schieramento politico specifico (nonostante al governo ci fosse Romano Prodi, un cattolico e amico personale dello stesso cardinale), trasformando la testimonianza di fede in una lotta ideologica tra fazioni.

Durante l’intervista mi è stato chiesto chi abbia usato chi in quegli anni: fu Ruini a usare il centrodestra berlusconiano, o viceversa? La verità è che ci fu un utilizzo reciproco. Il fronte berlusconiano trovò nella Chiesa di Ruini una diga formidabile per arginare la sinistra, e Ruini trovò in loro un alleato politico per blindare i suoi princìpi. Ma il prezzo altissimo pagato dal mondo cattolico fu l’accettazione passiva del modello neocapitalista angloamericano: guardando con diffidenza ogni istanza proveniente da sinistra, la Chiesa italiana finì per mettere in ombra il destino degli ultimi, dei diseredati e la fondamentale critica alle disuguaglianze economiche.

La rottura di Papa Francesco e la sintesi della Dottrina Sociale È con Papa Francesco che assistiamo a una netta rottura con questo modello egemonico, su due fronti cruciali. Primo: il Papa ha riportato al centro la priorità della missione e dell’evangelizzazione in un mondo che va riconosciuto come non più cristiano; un tema che nella CEI ruiniana era rimasto ai margini. Secondo: ha ridato centralità agli aspetti sociali della fede (la povertà, le disuguaglianze, la pace), tutti temi che la precedente gestione tendeva a snobbare, considerandoli troppo legati a un’ideologia di sinistra.

Come ho ricordato in chiusura di trasmissione, richiamando la grande eredità della dottrina sociale inaugurata da Papa Leone XIII, l’approccio di Francesco (e la linea pastorale odierna) non annulla affatto i valori legati alla vita o alla famiglia. Questi restano importantissimi, ma ci ricorda che non vanno affermati a discapito degli altri.

La dottrina sociale della Chiesa deve essere abbracciata nella sua integralità: non è né di destra né di sinistra. Solo recuperando questa prospettiva globale e sinfonica – un tema a me molto caro e che si ricollega all’essenza stessa di quel “pensiero cattolico tensionante” di cui abbiamo discusso nei giorni scorsi – potremo avere un pensiero all’altezza del nostro tempo. Una prospettiva che ci permetta di non essere più ostaggio degli schieramenti partitici e di tornare a dialogare, e confrontarci criticamente, con l’intero mondo contemporaneo.

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