Da ragazze di strada a consacrate. L’opera di Maria Maddalena Frescobaldi Capponi

Lunedì 19 gennaio, ore 17.30, nella sede delle Edizioni Studium, via Giuseppe Gioacchino Belli 86 (presso piazza Cavour), Roma, viene presentato il volume di Daniela Merlo cp dal titolo “Maria Maddalena Frescobaldi Capponi. Alle origini delle Suore Passioniste di San Paolo della Croce (1771-1839)”.

Oltre a me presenta il volume Cristiano Massimo Parisi, professore di Teologia presso la Pontificia Università “San Tommaso d’Aquino”.

Modera Simone Bocchetta, responsabile editoriale della Studium. Sarà presente l’autrice. Riportiamo sotto la mia Introduzione contenuta nel volume.

INTRODUZIONE

Massimo Borghesi

Il lavoro di Daniela Merlo offre la prima biografia di Maria Maddalena Frescobaldi (1771-1839), la madre di Gino Capponi, pedagogista e figura importante nel panorama intellettuale italiano dell’800. La Frescobaldi, sposa di Pier Roberto Capponi, rappresentante, al pari del consorte, dell’aristocrazia fiorentina, è la fondatrice di un ordine religioso: la Congregazione delle Suore Passioniste di San Paolo della Croce. Un caso raro che documenta l’interesse della biografia e l’attualità di una figura che va al di là degli schemi consueti che dividono il mondo religioso da quello laico.

Consapevole della sua rilevanza, Daniela Merlo delinea, attraverso un’indagine ricca ed accurata, l’immagine di una donna che, grazie alla sua determinazione e alla sua condizione nobiliare, si impone, nella Firenze della prima metà dell’800, come una protagonista, una testimone attiva di un cattolicesimo che oggi chiameremmo “sociale”. Attenta ai bisogni dei poveri, in particolare delle giovani costrette alla prostituzione per la condizione di miseria, vuole restituire loro futuro e dignità investendo, anche economicamente, in possibili soluzioni riabilitative. Una strada in salita che trovava pochi consensi e molta diffidenza dato il pregiudizio, forte e radicato, che avvolgeva le ragazze di strada.

Nella sua ricostruzione della vita di Maddalena Frescobaldi la Merlo ha potuto giovarsi solo in minima parte del suo epistolario, che doveva essere ricco e che risulta oggi in larga misura disperso. Nondimeno i risultati del suo lavoro appaiono, anche dal punto di vista storiografico, preziosi. Essi consentono di arricchire un quadro – quello di una presenza cattolica nell’Italia della fine del ’700 e della prima metà dell’800 – che, al di là dei classici studi manzoniani, richiede di essere adeguatamente valorizzato. L’attenzione, lo sappiamo, è stata per lo più assorbita dalle correnti illuministiche del XVIII secolo e da quelle romantiche successive.

Di una presenza originale cattolica si parla, in proposito, assai poco. Questa lacuna non dipende solo dalla consueta visione per la quale lo spirito della Controriforma si sarebbe idealmente concluso nella prima metà del ’600. Concorre ad essa anche la constatazione del venir meno dei grandi santi nell’era dell’illuminismo. Come osserva il filosofo francese Remi Brague, nel periodo che va dalla salita al potere di Luigi XV (1723) alla rivoluzione francese, «il secolo manca – […] – di santi “visibili”, attivi nel mondo, come erano stati san Vincenzo de Paoli o Filippo Neri, dei santi capaci di rendere il volto di Cristo credibile e dunque percepibile dalla loro epoca. […] Non so come spiegare questa sorprendente bassa marea tra due grandi secoli di santità, e di santità dotta e creativa, come furono il XVII e il XIX. Bisogna incolparne gli eccessi repressivi della Controriforma? O il colpo d’arresto dato al misticismo, con il relativo “crepuscolo dei mistici” (Louis Cognet)? O l’angoscia insopportabile indotta dal giansenismo?»[1].

Il rilievo di Brague è interessante.  Consente di capovolgere il giudizio consueto per il quale il declino del cristianesimo moderno sarebbe legato all’avvento dell’illuminismo. In realtà la causa del declino appare più legata al diradarsi della santità, ad un problema interno alla cristianità e non ad essa esterno. Nondimeno sarebbe ingiusto dimenticare che il grande filone della santità moderna non si arresta a S. Ignazio, S. Francesco Saverio, S. Filippo Neri, S. Carlo Borromeo, S. Camillo de Lellis, S. Francesco di Sales, S. Vincenzo de’ Paoli. La Merlo ricorda opportunamente come «Il Settecento vide anche la maturazione di figure eccezionali di apostoli famosi, quali Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti e delle Claustrali Passioniste, figura ispiratrice del carisma della Frescobaldi, San Leonardo di Porto Maurizio e grandi mistiche come Santa Veronica Giuliani, Santa Teresa Margherita Redi, aretina, morta a Firenze l’anno precedente la nascita di Maria Maddalena»[2].

Questo filone di santità  trova una sua peculiare espressione, in sede laicale, nel movimento delle «Amicizie cristiane». Fondato, tra il 1778 e il 1780 a Torino da Nikolaus von Diessbach e dal padre Pio Brunone Lanteri il movimento, che ebbe diffusione a Milano, Firenze, Vienna, Parigi, Roma, si caratterizzava per l’impegno nella diffusione della stampa e dell’editoria cattolica e per una spiccata testimonianza di vita.

Ciò che lo qualificava era la dimensione laicale e comunionale. Le «Amicizie cristiane» erano caratterizzate da piccoli gruppi, ripartiti egualmente in uomini e donne, il ché per l’epoca era decisamente una novità, i quali, pur nella segretezza richiesta dal contesto storico non propriamente tollerante, si proponevano come ambiti di fermento intellettuale e religioso[3].

A Firenze il primo nucleo si forma, nel 1802, con la fondazione della Conversazione Cristiano cattolica, una sorta di accademia la cui finalità era un dialogo costruttivo tra i suoi membri finalizzato a replicare alle critiche giansenistiche ed illuministiche mosse allora alla fede e alla Chiesa. La sede degli incontri era la biblioteca del marchese Pietro Leopoldo Ricasoli, la cui abitazione era presso il ponte alla Carraia a Firenze, e il padre spirituale era Brunone Lantieri. Di questo gruppo farà parte, prima di tornare in Piemonte, anche Cesare Taparelli D’Azeglio.

La Merlo mostra bene la novità rappresentata dall’«Amicizia» nel mondo cattolico di allora, l’idea stessa di una realtà comunionale e laicale costituiva un fatto insolito nella Chiesa della Controriforma. Al centro v’era una spiritualità che si nutriva di S. Ignazio e di S. Alfonso. «La matrice ignaziana dell’Amicizia si manifestava nella ricerca della gloria di Dio, nella fedeltà alla dottrina della Chiesa, al Papa, nell’intenso impegno apostolico e negli annuali esercizi degli Amici. L’ispirazione alfonsiana si coglieva invece nell’adozione della teologia morale, tendenzialmente benignista, del vescovo Antonio Maria de’ Liguori»[4].

L’«amicizia cristiana» di palazzo Ricasoli persuaderà anche Maddalena Frescobaldi la quale aveva già conosciuto il movimento dell’Amicizia cristiana a Vienna, durante il suo periodo di esilio insieme al marito, dal 1800 al 1802, a seguito degli accordi di Lunéville che avevano consegnato la Toscana ai Borboni di Spagna. A Firenze saranno gli esercizi spirituali predicati da don Luigi Guala, un giovane teologo inviato da Torino a Firenze, a segnare uno spartiacque nella sua vita.

Il sacerdote insisteva sulla visibilità della fede e sull’importanza delle opere di carità. Colpita nel profondo matura in Maria la decisione di servire le malate dell’ospedale Bonifazio, detto degli Incurabili, situato in via San Gallo. Da qui inizia una nuova storia, un’avventura cristiana feconda di iniziative, di passione, di amicizia. Alcune delle «amiche» si coinvolgono con lei in quest’opera che, per persone provenienti dal ceto aristocratico, non doveva risultare semplice. Come racconta Lucrezia Ricasoli: «Alle dieci ci portiamo per essere pronte al pranzo, per imboccare quelle che non possono mangiare da sé, di poi si va con le religiose a rasciugare i piatti delle suddette malate, dopo questo si torna all’ospedale, dove si fa una mezz’ora incirca di lettura, o di qualche vita di santo, o di qualche altro libro istruttivo»[5].

Da questa esperienza di caritativa sorge altro. Maddalena Frescobaldi non si ferma alle malate del Bonifazio. Prende a cuore la sorte delle giovani prostitute le quali, per lo più, esercitavano il loro mestiere per sfuggire alla miseria profonda di tante famiglie che non avevano di che sfamare i propri figli. Per le ragazze, prive di istruzione, quella era talvolta l’unica scelta possibile. Ed ecco Maria Maddalena che affitta dei locali in via S. Gallo, per trarle fuori dai tuguri. Paga delle insegnanti per avviarle ad una professione. Si preoccupa di istruirle e di educarle alla fede, e questo non in modo autoritario ma sempre con un atteggiamento materno. Si sente responsabile di quelle giovani, lei che aveva perso, da piccole, ben tre figlie.

Da questa sollecitudine sorge, non programmata, la vocazione di talune di queste ragazze di strada. Il venerdì di Pasqua del 1815 quattro di loro vestono l’abito di Ancille Passioniste. È il primo nucleo di coloro che diverranno le Suore Passioniste di San Paolo della Croce. Preoccupata di inserirle dentro la forma istituzionale della Chiesa, Maddalena nel settembre 1817 chiede a padre Tommaso Albesano, superiore generale dei passionisti, di accoglierle nella loro Congregazione. La richiesta viene accolta e la Frescobaldi procede alla stesura di Regole che hanno come fonte le Costituzioni stese da Paolo della Croce per le claustrali Passioniste di Tarquinia. In tal modo la spiritualità di una donna, laica, veniva ad incontrarsi con quella cristocentrica, fondata sulla Passione di Cristo, di San Paolo della Croce. Si trattava di un modello speciale, certamente originale, per il quale una comunità di religiose sorgeva grazie a delle prostitute che, al modo della Maddalena del Vangelo, cambiavano vita. Le suore Passioniste, sfidando i pregiudizi del tempo, sorgevano dalla conversione di giovani meretrici. Sorgevano non ad opera di una religiosa ma di una laica, madre di famiglia, che continuerà ad assistere le “sue” suore con una dedizione unica.

Si tratta, indubbiamente, di due fattori che spiegano l’interesse del volume di Daniela Merlo anche per la Chiesa contemporanea. Maria Maddalena Frescobaldi non ha inteso “fondare” un ordine religioso, non era quello il suo scopo. Il fine, maturato nel contesto delle «Amicizie cristiane», era quello di un apostolato sociale, di una dedizione verso i poveri. Nel suo caso verso le malate dell’ospedale Bonifazio prima e verso le giovani prostitute poi.

Tutto avviene secondo una successione non programmata. La decisione di talune delle ragazze di strada di volgersi alla vita consacrata è un evento non previsto, non calcolato, che sorprende la stessa Frescobaldi. È possibile immaginare lo stupore della nobildonna di fronte ad un evento non previsto che lei raccoglie e custodisce. Con ciò viene adombrato il mistero della Chiesa nella quale ciò che rimane non è mai l’esito di una “fondazione” quanto di un riconoscimento di un dono di grazia che accade. Maria Maddalena Frescobaldi non ha fondato un ordine di suore, ha solo iniziato, provocata dalla testimonianza delle Amicizie, una storia di carità che ha sprigionato, in delle giovani lontane dalla fede, un’attrattiva, l’attrattiva Gesù. Lo studio della Merlo ha il          merito di introdurci in questa storia, di disvelarci una pagina, (quasi) sconosciuta, di fede la cui fecondità continua ancor oggi grazie alle Suore Passioniste di San Paolo della Croce che ne custodiscono la memoria.

[1] R. BRAGUE, Dove va la storia? Dilemmi e speranze, intervista a cura di G. Brotti, Editrice La Scuola, Brescia 2015, pp. 84 e 85.

[2] Cfr. infra, p. 28

[3] Sulle «amicizie cristiane» si cfr. C. BONA, Le “Amicizie” Società segrete e rinascita religiosa. (17701830), Deputazione Subalpina di Storia Patria, Torino 1962, Id., La rinascita missionaria in Italia. Dalle “Amicizie” all’Opera per la propagazione della fede, Edizioni Missione Consolata, Torino 1962; G. VERUCCI, I cattolici e il liberalismo dalle “Amicizie cristiane” al modernismo, Liviana Editrice, Padova 1968; V. M. MICHELINI, Le Amicizie cristianeTestimonianze storiche di rinascita cattolica,  Centro Ambrosiano di Documentazione e Studi Religiosi, Milano 1977; R. DE MATTEI; Idealità e dottrine delle Amicizie, Biblioteca Romana, Roma 1981; G. GRISERI, Alle origini del Movimento Cattolico: le Amicizie Cristiane dal padre Diessbach al teologo Lanteri (1778-1828), in «Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo», 2009, pp. 109-162.

[4] Infra, p. 84.

[5] Infra, p. 86.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *