La recensione di Riccardo Cristiano su L’Osservatore Romano

Riccardo Cristiano ha pubblicato su L’Osservatore Romano del 31 agosto una recensione al mio “Il dissidio cattolico. La reazione a Papa Francesco”. Eccone il testo.

L’Osservatore Romano, 31 agosto 2022, Quando Paolo VI ricordava l’importanza di un «ma» (Riccardo Cristiano)

Nel suo studio al piano terra de «La Civiltà Cattolica», padre Gian Paolo Salvini, nel corso di un’intervista, mi disse che uno studio americano aveva documentato che la parola più usata da Papa Paolo VI è stata “ma”. Mentre parlava mi dissi che il “ma” non pone la prima affermazione sullo stesso piano della seconda, “ma” ci avverte: uccidere è un crimine, “ma” un omicidio colposo non equivale a un omicidio intenzionale. Mi è stato impossibile sottrarmi a questo ricordo leggendo Il dissidio cattolico. La reazione a Papa Francesco (Milano, Jaca Book, 2022, pagine 416, euro 34) del professor Massimo Borghesi. Un libro che mi ha saputo dire che il “ma” è diventato un problema piuttosto che una risorsa. La sete di bianco e nero, di buoni e cattivi, non è un problema soltanto cattolico, riguarda a mio avviso tutte le culture, come un virus diffuso in questa stagione umana. Il vero valore così è far emergere che, con Papa Francesco, la Chiesa parla a tutta l’umanità assediata da questa incapacità di riconciliarsi partendo dalla forza oggi smarrita di un semplice “ma”. Al centro di tutto il volume, che ricostruisce i termini sempre più accesi e a volte davvero sorprendenti o anche sconcertanti della polemica cattolica nei confronti di Papa Francesco, c’è il motivo di questo bisogno crescente di non discernere, di tagliare con l’accetta torti e ragioni, amici e nemici, figli irredimibili del male e soldati incorruttibili del bene. Sembra quasi che, senza mai farlo, il volume ci spieghi che il cattolicesimo ha trovato il coraggio di mettere in piazza le sue proprie paure per svelare a tutti le paure da cui tutti siamo assediati. La questione infatti si pone con drammatica urgenza ad ogni cultura. “Ma” il racconto di Massimo Borghesi si sofferma soltanto sui cattolici e sulla indisponibilità di Papa Francesco e della sua Chiesa a seguire l’idea di combattere il fondamentalismo con un «fondamentalismo anti-fondamentalista». Quando è cominciato tutto questo? Da quando questa ansia ci assilla? E, soprattutto, perché? Qui il testo offre una risposta davvero geniale, perché semplice, chiara. Tutto comincerebbe l’11 settembre 2001; il padre di questa ansia è Osama bin Laden.

Ci eravamo liberati da poco del nemico globale, il comunismo sovietico, quando un nuovo manicheismo si è imposto, per forza. L’attentato delle Torri Gemelle è stato uno spartiacque: «parole come “dialogo” e “pace” paiono sospette perché configurerebbero un mondo, religioso e politico, segnato dalla smobilitazione. Al contrario la storia volge verso la resa dei conti tra le forze del bene e quelle del male». Le parti si invertono, ma è proprio quel che perseguiva bin Laden: presentarsi alla sua audience come il bene, il vero islam, in lotta col male, l’Occidente crociato. Citando Lucio Brunelli, il professor Borghesi squarcia questo velo con poche parole che definiscono i «cristianisti», l’opposto degli islamisti, entusiasti delle spedizioni militari alleate. Non che gli altri, i cristiani non «cristianisti», non volessero la sconfitta di Osama bin Laden. “Ma” vedevano il pericolo, definito così: «uso del cristianesimo come vessillo ideologico». L’islam di al Qaida non è stato, non è, un vessillo ideologico?

L’emergenza islamista è stata indiscutibile ed ha diffuso un bisogno di chiarezza, fermezza. Ciò che ne è emerso però non poteva limitarsi all’islam, religione del «falso profeta», del «falso dio» e quindi di una falsa umanità. Questo forte bisogno di fermezza è arrivato anche sull’altra barricata, quella dell’urto con il relativismo. Non siamo più al cospetto del nemico esterno, ma interno, che sfida la Verità: «Il cristianista è l’uomo dell’ortodossia le cui energie sono poste al servizio della Verità. I due poli della Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, evangelizzazione e promozione umana, scompaiono dal vocabolario e rimane solo la verità dottrinale brandita come un vessillo, lo stendardo di un’identità forte in lotta contro un mondo alieno, abitato solo da nemici. Di questa battaglia il Papa non può essere il condottiero. Al contrario il primato da lui accordato alla carità ne documenterebbe la sua vicinanza alla corrente relativistica».

Le pagine in cui viene ricostruita la discussione del 1961 sulla liceità del ricorso ad anticoncezionali da parte delle suore nel Congo in guerra e quindi in pericolo di subire violenza sessuale ci ricordano che non fu la liceità in discussione, ma il suo essere un’eccezione o una legittima difesa. Nel tempo che respinge il “ma” questo va in crisi, ogni eccezione appare un cedimento, come ha mostrato il dissidio su Amoris Laetitia. Ma come non capire Papa Francesco quando afferma che, se il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, gli effetti di una norma non devono essere sempre gli stessi? Sembra proprio che la sfida di Osama bin Laden abbia portato ad avere un bisogno totale di dire “o noi o loro”. Borghesi così spiega l’indissolubilità di misericordia e discernimento, le porte d’accesso a un’ep o ca che sconfigge le paure imposte a sostenitori e avversari da Osama bin Laden. Il volume spiega cosa ci accada in questo millennio e perché Papa Francesco sia il vero protagonista di questo nostro tempo e non solo per via di quanto riassunto sin qui. Il dissidio cattolico dice molto di più: la tesi di fondo emerge dall’ampia introduzione e dai primi capitoli, «I conservatori contro il Papa», «il nemico necessario. L’islam» e «Il Papa, la Chiesa, la secolarizzazione». Seguono però capitoli altrettanto rilevanti: il primo ripropone il tema forte della produzione del professor Borghesi: la biografia intellettuale di Jorge Mario Bergoglio: «L’Unità impedisce che gli opposti divengano contraddittori. Quando ciò accade siamo di fronte a una visione manichea, ogni dialogo diviene impossibile». Non è proprio la condizione attuale del mondo? La figura di Augusto Del Noce ci conduce infine al capitolo «Interlocutori, maestri, testimoni», nel quale spicca ovviamente Romano Guardini, il maestro che Borghesi ritiene non abbastanza studiato. «I grandi maestri , teologi e filosofi, da Henri de Lubac a Hans Urs von Balthasar, da Romano Guardini a Karl Rahner, da Jacques Maritain a Etienne Gilson, da Augusto Del Noce al protestante Paul Ricoeur, hanno aperto strade che si sono progressivamente esaurite. È venuta a mancare una ripresa, una intelligente attualizzazione delle loro posizioni». E molto dopo si aggiunge: «Grazie a Francesco il pensiero di Guardini, caduto in parte in oblio, torna oggi di attualità. Costituisce la migliore risposta alla falsa dialettica tra identità e contraddizione che blocca la riflessione cristiana e divide, al presente, il mondo cattolico tra blocchi contrapposti. Come scriveva Guardini nel 1967, un anno prima della morte: «La teoria degli opposti è la teoria del confronto, che non avviene come lotta contro un nemico, ma come sintesi di una tensione feconda, cioè come costruzione dell’unità concreta».

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