Pubblico qui la dichiarazione del cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, che interviene con parole molto chiare su un aspetto inquietante della guerra contemporanea: la sua trasformazione in spettacolo mediatico. Nel momento in cui il conflitto viene raccontato e consumato come intrattenimento, è la coscienza morale delle nostre società a essere chiamata in causa.
«Un appello alla coscienza»
Dichiarazione del cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago
Mentre più di 1.000 uomini, donne e bambini iraniani giacevano morti dopo giorni di bombardamenti da parte di missili statunitensi e israeliani, giovedì sera l’account ufficiale della Casa Bianca su X ha pubblicato un video con scene tratte da celebri film d’azione montate insieme a vere immagini degli attacchi condotti nella guerra contro l’Iran. La clip era accompagnata dalla didascalia: “GIUSTIZIA ALL’AMERICANA”.
Una guerra reale, con morti reali e sofferenze reali, trattata come se fosse un videogioco: è qualcosa di rivoltante. Centinaia di persone sono morte, madri e padri, figlie e figli, compresi numerosi bambini che hanno commesso il fatale errore di andare a scuola quel giorno. Sei soldati statunitensi sono stati uccisi. Anche loro vengono disonorati da quel post sui social media. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire, e molti milioni di altre vivono nel terrore in tutto il Medio Oriente.
Questa rappresentazione agghiacciante dimostra che viviamo ormai in un’epoca in cui la distanza tra il campo di battaglia e il salotto di casa si è drasticamente ridotta. La crisi morale che stiamo affrontando non riguarda soltanto la guerra in sé, ma anche il modo in cui noi, osservatori, guardiamo alla violenza, perché la guerra è diventata ormai uno sport da spettatori o un gioco di strategia. Non a caso, il mercato delle previsioni Kalshi ha recentemente pagato un risarcimento di 2,2 milioni di dollari in relazione agli utenti insoddisfatti del modo in cui l’azienda aveva liquidato i 55 milioni di dollari scommessi sulla destituzione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei dopo la sua uccisione.
I giornalisti usano oggi il termine “gamification della guerra” per descrivere questa dinamica. È un fallimento morale profondo, perché trasformare la guerra in un gioco significa spogliare le persone reali della loro umanità. Non dimentichiamolo: un “colpo messo a segno” non significa fare punti sul tabellone; significa una famiglia in lutto, la cui sofferenza ignoriamo quando anteponiamo l’intrattenimento e il profitto all’empatia.
Il nostro governo sta trattando la sofferenza del popolo iraniano come sfondo per il nostro intrattenimento, come se fosse soltanto un altro contenuto da scorrere con il dito mentre aspettiamo in fila al supermercato. Ma, alla fine, perdiamo la nostra umanità quando proviamo entusiasmo davanti alla potenza distruttiva del nostro esercito. Diventiamo dipendenti dallo “spettacolo” delle esplosioni. E il prezzo di questa abitudine quasi non si nota, mentre diventiamo insensibili ai veri costi della guerra. Ma quanto più a lungo restiamo ciechi davanti alle terribili conseguenze della guerra, tanto più rischiamo di perdere il dono più prezioso che Dio ci ha dato: la nostra umanità.
So che il popolo americano è migliore di tutto questo. Abbiamo il buon senso per capire che ciò che sta accadendo non è intrattenimento ma guerra, e che l’Iran è una nazione fatta di persone, non un videogioco con cui altri giocano per divertirci.