Una nuova recensione dalla Polonia

Ecco una nuova recensione all’edizione polacca del mio saggio sul pensiero di Jorge Mario Bergoglio apparsa sulla rivista online “Pastores”, edita dalla casa editrice Bernardinum di Pelplin, nel nord del Paese (nella foto Papa Francesco alla GMG del 2016 in Polonia).

Ecco il link all’articolo in polacco.

Di seguito la traduzione italiana:

MASSIMO BORGHESI, Jorge Mario Bergoglio. Una biografia intellettuale Dialettica e mistica, Editrice Franciszkanów Bratni Zew, Kraków 2018, pp. 472.

Esaminando i pensieri di figure significative nel mondo delle idee, siamo soliti chiederci cosa legga una determinata persona. E papa Francesco? Molti commentatori del suo pontificato, siano essi lusinghieri o negativi su di lui, ignorano completamente le radici intellettuali del Papa dell’Argentina. Ci siamo abituati a uno schema semplice: a differenza dei suoi predecessori, Francesco sarebbe un papa completamente non intellettuale e forse anti-intellettuale.

Probabilmente per questo motivo, c’era un certo vuoto nel mercato editoriale così ricco di libri su Francesco.

Pertanto, sono lieto che questo vuoto sia stato colmato dal professore di filosofia morale italiano, Massimo Borghesi, il cui libro è apparso felicemente anche in polacco, tradotto abbastanza rapidamente. Non è né un altro scrigno né un opuscolo che esamina il Papa con rispetto e fede. È uno studio ben documentato sulle fonti intellettuali di Bergoglio, che viene confermato e descritto dallo stesso Papa in speciali registrazioni inviate all’autore. Apprendiamo, per esempio, che Francesco, è un grande sostenitore del pensiero di Guardini, su cui doveva vertere la tesi di dottorato, sul principio di polarità, in base al quale la realtà deve essere vista nella tensione tra il tutto e la parte, tra l’unità e la molteplicità. Indubbiamente, tale approfondimento rende il pensiero del papa più comprensibile di quello espresso nei suoi documenti. Egli è – come dimostra l’autore – uno zelante agostiniano, e allo stesso tempo vive in modo genuino e profondo lo spirito ignaziano del mistico. Incontriamo anche autori contemporanei con i quali Bergoglio ha avuto personalmente contatti – tra cui Alberto Methol Ferré. Tutti ripetono alla noia che il Papa non può essere capito senza il contesto del Sud America, ma Borghesi lo documenta in modo particolare. Presenta la corrente della teologia del popolo, una variante della teologia della liberazione, la quale, in contrasto con essa, rifiuta il marxismo e la violenza. È con questa tendenza che deve essere associato Francesco per il quale la categoria del popolo è fondamentale e quasi metafisica (forse analogamente alla categoria della nazione in Wyszynski e Wojtyła)

La teologia del popolo rende il “pueblo fiel” il luogo teologico del Papa. Non senza importanza è il contesto politico dell’Argentina nel 20° secolo, così complesso che etichette come “ala destra” e “ala sinistra” cessano di avere un significato. Descrivendolo, Borghesi aiuta a capire il mondo complicato da cui proviene il Papa, il che dev’essere ricordato ascoltando il suo insegnamento. Anche la questione della dialettica, che scorre lungo il libro dall’inizio alla fine, è complicata. Francesco non è un hegeliano, ma – sostiene l’autore – pone fortemente il pensiero dialettico come principio formale di ogni pensiero. Sfortunatamente, la parola “dialettica” appare così spesso nelle pagine del libro che è difficile dire se essa spiega o oscura il pensiero di Francesco. Una cosa è certa: il libro svolge il suo ruolo, cioè mostra il Papa come un pensatore con una visione coerente della realtà. Naturalmente, questo non significa che a tutti piacerà questa visione.

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