Thiel a Roma, la preghiera di Trump e la teologia politica

Peter Thiel, sponsor di Trump, viene a Roma per parlare di Apocalisse, tecnologia, politica. Trump che prega nello Studio ovale durante la guerra contro l’Iran. Guerra, potere mondiale, religione, si mischiano. È il tema del momento e il mio volume del 2013 “Critica della teologia politica” è più attuale che mai.

Così scrivevo allora: «Dopo il crollo delle Twin Towers a New York, l’11 settembre 2001, il “ritorno della religione” sulla scena mondiale ha coinciso con un conflitto teologico-politico che non si è ancora spento. Dall’avanzata dei settori radicali dell’Islam, alla reazione teocon, ai settori ultraortodossi in Israele, all’induismo nazionalista, il vento del “Dio degli eserciti” è chiamato ad alimentare il fuoco di identità antagoniste. Lo “scontro di civiltà” diviene uno scontro “teologico-politico” il cui unico rimedio, in Occidente, pare risiedere nella privatizzazione della religione. In realtà la critica all’integralismo trova il suo modello originario nel cristianesimo il quale, con il Concilio Vaticano II, riattualizza l’antico paradigma paleocristiano culminante nella Città di Dio di Agostino. Un modello, legale e rivoluzionario ad un tempo, in cui si attua, per la prima volta, la “liquidazione della teologia politica” (Peterson)».

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