Leggere «Senza legami. Fede e politica nel mondo liquido: gli anni di Benedetto XVI», l’ultimo libro di Massimo Borghesi (edizioni Studium, pp. 220, 25 euro) significa ripercorrere alcuni dei momenti salienti dell’ultimo pontificato. Con qualche sorpresa. Il volume, appena giunto nelle librerie, raccoglie articoli ed editoriali che il professore di Filosofia morale all’università di Perugia ha pubblicato sull’«Eco di Bergamo» tra il 2005 e il 2012, negli anni di Benedetto XVI. Proprio nell’immediatezza e nello stile diretto sta una delle principali qualità del libro, che ha il merito di restituirci un Ratzinger molto più attento alla modernità e molto più immerso in essa di quanto vorrebbero quei circoli intellettuali che per quasi otto anni si sono auto-proclamati interpreti del suo pontificato, schiacciandolo su artificiali cliché utili alle loro battaglie.
Da sottolineare quel «purtroppo era diventato religione di Stato». Affermazioni «di grande rilievo», sottolinea il professor Borghesi, «confermate a più riprese da Benedetto XVI, che mostrano quanto sia fuorviante l’immagine a lungo promossa dai mass media di un papato chiuso e conservatore. In realtà ciò che l’intellighenzia laica non gradiva, almeno in Italia, era proprio il volto “laico” del teologo Ratzinger, quel suo posizionarsi sul terreno moderno del confronto tra fede e ragione».
Borghesi ricorda l’umiltà di Benedetto, «quel suo stile evangelico di proporre il messaggio cristiano nella sua semplicità essenziale incentrato sulla misericordia (Deus caritas est) e non sulla condanna, sul rispetto della libertà e non sulla coercizione».
Alla vigilia del suo viaggio in Baviera, nel 2006, Papa Ratzinger disse in un’intervista con Radio Vaticana: «Il cattolicesimo non è un cumulo di proibizioni, ma una opzione positiva. Ed è molto importante che lo si veda nuovamente, poiché questa consapevolezza oggi è quasi completamente scomparsa. Si è sentito dire tanto su ciò che non è permesso, che ora bisogna dire: ma noi abbiamo un’idea positiva da proporre».
Parole che aiutano a leggere in modo più autentico e sereno il passaggio tra il pontificato ratzingeriano e quello di Francesco. Con buona pace di coloro che concepiscono il cristianesimo come l’essere perennemente in trincea a combattere contro qualcuno e confondono buona novella ed evangelizzazione con il mostrare i muscoli reiterando quotidianamente le condanne e i divieti.