Papa Francesco e la pace. Un contributo su L’Osservatore Romano

Ripropongo qui alcuni stralci delle conclusioni del mio volume Da Bergoglio a Francesco, un pensiero cattolico, pubblicati su L’Osservatore Romano nel primo anniversario della morte di Papa Francesco. Mi sembra un’occasione utile per tornare a riflettere sull’orizzonte geopolitico e spirituale del suo pontificato, in particolare sul suo instancabile impegno per la pace, che oggi appare ancora più attuale e, per certi versi, più drammaticamente necessario.

L’Osservatore Romano, 21 aprile 2026, p. 9, La lotta per la pace. La sua eredità (Massimo Borghesi)

Allorché Jorge Mario Bergoglio sale al soglio di Pietro, il 13 marzo del 2013, il mondo era diviso tra l’occidentalismo dell’era della globalizzazione e la reazione islamista resa incandescente dall’abbattimento delle Torri gemelle a New York l’11 settembre 2001. Costituiva l’eredità della guerra contro l’Iraq, voluta dagli Usa di George Bush jr, cui seguirà una lunga serie di atti terroristici sul suolo europeo.

Rispetto a questo quadro, reso ancora più inquieto dalle primavere arabe che destabilizzano l’Egitto di Mubarak e la Siria di Assad, la geopolitica di papa Francesco si muoveva su due versanti. Da un lato criticava, nella sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013, gli esiti disumanizzanti del neocapitalismo trionfante nel mondo globalizzato.

Questa denuncia, senza sconti, delle false promesse di un mondo finanziario senza scrupoli attireranno sul Pontefice critiche molto dure da parte dell’establishment economico americano e segneranno l’avversione di una parte della Chiesa cattolica statunitense collocatasi su posizioni vicine a quelle dei pensatori teocon. Un’avversione motivata anche dalle aperture e dal dialogo della Chiesa con la Cina, posizione non gradita alla diplomazia di Washington.

Su un altro versante il Pontefice si adopererà per togliere ogni tipo di legittimazione all’integralismo islamista. Da qui parte la ricerca di interlocutori e di sponde moderate nell’Islam, e questo in nome del Dio della misericordia contro l’immagine falsa del Dio della guerra. Un impegno fattivo, anch’esso molto criticato da coloro che auspicavano una lotta frontale con l’Islam, che trova il suo successo maggiore nello storico incontro al Cairo, il 28-29 aprile 2017, con il Grande Imam Al-Tayyeb.

Quell’abbraccio porrà le premesse per il documento di Abu Dhabi Fratellanza umana. Per una pace mondiale e la convivenza comune, siglato il 4 febbraio 2019. Il documento di Abu Dhabi manifestava la preoccupazione di fondo del Papa: quella del dialogo tra le religioni come strumento essenziale della pacificazione in un mondo segnato, come Francesco ha detto più volte, da «una terza guerra mondiale a pezzi».

Da questa visione sorge l’impegno costante per la pace che contrassegna tutta la storia del pontificato di Bergoglio. Un impegno portato avanti con coraggio, rischiando anche la propria vita. Come durante il viaggio in alcuni paesi africani (Kenya, Uganda, Centrafrica) nel novembre 2015. Oppure in quello, fortemente sconsigliato, in Iraq, dal 5 all’8 marzo 2021, con tappe a Baghdad, Najaf, Nassiriya, Erbil, Mosul, Qaraqosh.

Grande uomo di pace, disconosciuto come tale dagli smemorati giudici del Nobel, a Stoccolma, il Papa è riuscito, in taluni casi, a frenare la deriva bellica. Come nel caso del grande raduno di preghiera dei 100.000 in Piazza San Pietro, il 7 settembre 2013, che fornì l’assist al presidente Obama per scongiurare la guerra in Siria tra America e Russia con il rischio di un conflitto mondiale.

Un conflitto rimandato e di fatto ripreso, dietro le quinte, attraverso la guerra tra Russia e Ucraina scatenata con l’aggressione russa del 24 febbraio 2022. In questo caso il Papa si è ritrovato solo nelle sue reiterate richieste di trovare soluzioni diplomatiche ad un conflitto che sembrava non averne. Proprio per questo, però, la sua voce, taciuta dai media, è risuonata più significativa che mai in un contesto che si è affidato, per una soluzione, alla sola forza delle armi.

Il no del Papa alla guerra, risuonato sempre più forte negli ultimi anni del suo pontificato, ha trovato il suo testo più significativo nella Enciclica Fratelli tutti, pubblicata il 3 ottobre 2020. È qui che Francesco, fortemente preoccupato per il deteriorarsi del quadro internazionale, ha manifestato il suo disegno geopolitico all’insegna del multilateralismo basato sull’equilibrio tra le grandi potenze.

In un mondo sempre più turbolento Fratelli tutti risuonava come una nuova Pacem in terris, l’enciclica sulla pace pubblicata da Giovanni XXIII dopo la crisi dei missili a Cuba. Un documento profetico che non serviva, però, a scongiurare il conflitto russo-ucraino e, in tempi più recenti, quello tra Israele e Gaza.

Da parte sua Francesco aveva tentato un avvicinamento con la Russia attraverso il dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa. Il 12 febbraio 2016, all’aeroporto “Jose Marti” dell’Havana, a Cuba, si era incontrato con il Patriarca di Mosca Kirill, lo stesso che, dopo il 2022 benedirà le truppe russe contro l’Ucraina.

In quel frangente Francesco stigmatizzerà con parole dure il comportamento servile del Patriarca e, nondimeno, si rifiuterà di consacrare la guerra nella sua versione occidentale. Al contrario affiderà Russia ed Ucraina al cuore immacolato di Maria, madre dei popoli cristiani.

Una posizione, questa, che, sommata con la condanna della guerra a Gaza, lo porterà, ancora una volta, ad essere oggetto di dure critiche. Accusato di essere «neutralista», filoputiniano, nemico dello Stato di Israele, il Pontefice non ha arretrato di un millimetro nella sua ferma opposizione a guerre che potevano essere evitate. Guerre che accelerano il processo verso una terza guerra mondiale.

Di queste dure opposizioni alla sua lotta per la pace in occasione della sua morte si è sentito poco. Al contrario sono risuonati gli elogi anche da parte di chi lo aveva duramente avversato.

Dietro l’impegno di papa Francesco c’era la sua fede, il Vangelo della pace, e, in sintonia con esso, un «pensiero» della pace. Quello derivato da Fessard e da Guardini, che lottava per la polarità — un mondo multipolare — contro la categoria manichea della contraddizione per la quale la dialettica guerriera tra amici e nemici era insormontabile.

Questa è l’eredità che Francesco ha consegnato al suo successore, il papa Leone XIV, il quale, con coraggio e determinazione, l’ha fatta propria richiamando l’umanità a destarsi ed a opporsi alla deriva della storia.

 

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